Victoria

Victoria
Baghdad. Una donna percorre a passo svelto le strade affollate, cercando di tenersi al riparo dagli sguardi rapaci e dalle mani audaci degli uomini. Ha indossato un mantello nero in segno di lutto. Un lutto che è anche per sé stessa. E' diretta al fiume, infatti, e vuole suicidarsi a causa della grave malattia dell'uomo che ama. Mentre si avvia alla morte, Victoria - questo è il nome della donna - ripensa al suo passato. Rivive così la Baghdad del primo Novecento, e con lei quel cortile pittoresco sul quale si affacciavano i destini di tante famiglie. Facciamo la conoscenza del ricco Abdallah Nunu che vive con la bellissima figlia di 10 anni come con una moglie e ha scacciato la vera moglie perché ha dato alla luce un bambino gobbo, Matuk, che ora ha aperto una sudicia bottega proprio nel vicolo di fronte a casa del padre e della sorella, e addirittura si offre come sposo proprio alla giovanissima Victoria, determinata a rifiutare perché - come sua cugina e forse sorella Miryam - è innamorata persa di Rafael, cugino scapestrato ma bellissimo. Incontriamo Najiyah, madre di Victoria, con la sua ossessione per i tradimenti di suo marito Izuri e la sua mania di nascondere l'oro nelle crepe dei muri e del pavimento, per poi dimenticare i nascondigli. Conosciamo lo zio Eliyahu, debole e incapace di gestire i guadagni della sua legatoria, che invariabilmente finiscono nelle tasche delle prostitute, e che un giorno finisce arruolato nell'esercito ottomano e spedito al nord a combattere i russi. E poi la nonna Mikhal, voce della saggezza e della tradizione, la bambina Toyah, sposata col suonatore di qanun Dahud - già vedovo - che non pago di questo matrimonio malsano indulge anche in frequenti digressioni omosessuali, e Yehudah, Murad, Ezra. Vite vissute in comune, a stretto contatto, destinate a cambiare per sempre il giorno dell'alluvione, quando il fiume Tigri ha rotto gli argini e si è rovesciato nelle vie della città...
Quando si parla di Oriente, di Persia, di veli che incorniciano volti femminili, di spezie e di deserti si usa spesso (forse troppo) l'aggettivo 'sensuale'. Mai come nel caso di questo romanzo dell'iracheno - israeliano d'adozione - Sami Michael questo aggettivo cade a proposito: il ricordo della Baghdad di ottant'anni e più fa (quella dell'infanzia dello stesso Michael, quindi) è denso di passioni più o meno proibite, pensieri lascivi, profumi inebrianti di corpi allacciati nell'amplesso. Nel 'gruppo di famiglie in un interno' del quale il libro racconta i destini - ora grottescamente comici, ora drammatici e oscuri - si fa l'amore en plein air, sotto le stelle e sotto gli sguardi di tutti i condomini, tra gemiti e cigolii. Così, alla saga familiare appassionante, alla storia d'amore commovente, all'affresco storico imponente (tutte cose che Victoria, senza dubbio, è) si affianca un rumore di fondo, un bisbigliare denso di erotismo, sfrenatamente - appunto! - sensuale. Incesto, pedofilia, travestitismo, lesbismo, molestie fanno da controcanto (ma in modo lieve, spontaneo, senza rozze sottolineature) a un racconto romantico, fascinoso, niente affatto privo del sottile umorismo e dell'afflato popolare da sempre marchio di fabbrica di Sami Michael.

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