Vino e pane

Vino e pane

Ai margini del piccolo villaggio abruzzese di Rocca dei Marsi, vi è la casetta di don Benedetto. Il prete siede vicino al suo orto, al primo tiepido calore primaverile. Accanto, inseparabile, la sorella Marta ha allestito un tavolo con una dozzina di piatti e bicchieri: imminente il banchetto per festeggiare i settantacinque anni del fratello. Ospiti attesi “alcuni antichi allievi” di don Benedetto. Gli ospiti tardano, alla fine ne arrivano solo due. Don Benedetto li accoglie, discorre con loro, li interroga su ciò che fanno attualmente, e su che fine hanno fatto gli altri. Un silenzio imbarazzato cala sui due ospiti quando il prete chiede loro di Pietro Spina, il suo allievo preferito, colui che già ai tempi della scuola gli aveva rivelato un qualcosa di luminoso, un darsi per gli altri senza temere apparenze e punizioni. Gli ospiti non vogliono parlare perché parlare di Spina è pericoloso. Clandestino, è fuggito all’estero e si hanno poche notizie di lui. Cospiratore, legato agli ambienti socialisti, passa da una nazione all’altra, ormai malato ai polmoni. Proprio Nunzio, uno dei vecchi allievi di don Benedetto, dottore in carriera, viene condotto da un contadino in un fienile dove si nasconde un uomo in pericolo di vita. È Pietro Spina, il volto invecchiato artificialmente per sfuggire ai controlli. Nunzio, pur preoccupato per la propria reputazione, decide di stargli accanto come può. Pietro viene curato e poi condotto in una locanda di Pietrasecca, nascosto sotto le mentite spoglie di un prete, di nome don Paolo Spada…

Tra il 1935 e il 1936, Ignazio Silone scrive e pubblica Brot und Wein in esilio - come accaduto con il primo romanzo, Fontamara - a Zurigo (l’edizione italiana a cura della Mondadori con il titolo Vino e Pane arriverà solo nel 1955). Tra il prete di ‘eretica’ integrità don Benedetto e l’attività interiore del rivoluzionario Pietro Spina si innerva il dialogo incessante e profondo dell’autore con ciò che lo circonda: l’uomo e il proprio vivo pensiero, l’osservazione attraverso lo spirito critico, in mezzo a una società di strati malandati, di macerie umane, di convenzione e rassegnazione, di conformismo imperante - la nuova generazione costretta a scegliere se conformarsi o darsi alla macchia - di statica ideologia e di promesse infrante per allinearsi con i dettami della maggioranza, del pensiero imperante: apparentemente inattivo in un villaggio di “rurali”, accerchiato dal grottesco invito patriottico alla guerra in Africa dell’avanguardia fascista, l’uomo protagonista del romanzo - tra Pietro Spina socialista e Paolo Spada prete - cerca disperatamente interlocutori, e in questi la speranza e il respiro di uno sguardo che si alzi, oltre il partito, verso l’idea, oltre la Chiesa, verso Cristo.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER