Vino rosso sangue

Vino rosso sangue

Giorgio Martinengo, figlio di produttori di vino ed ex poliziotto, ha mollato tutto e si è trasferito nella cascina Cornajass, che apparteneva alla nonna, nascosta fra i boschi dell’omonimo bricco nelle langhe piemontesi. Per vivere fa l’investigatore privato. È un uomo tranquillo che ama i silenzi la sua terra aspra e piena di cose da scoprire ma soprattutto è un uno che non si ferma. Quando viene contattato da Elena Rondissone per un caso di scomparsa, non è ben chiaro se la signora vuole che lui indaghi su quella del padre, fondatore e titolare della Cantina La Marchesa presidente del Consorzio Nord Ovest, o quella di una “balthazar” a forma bordolese– una bottiglia da 12 lt, ndr – di pregiato Barbera d’Asti Superiore. La scomparsa della bottiglia dalla sala di esposizione è quantomeno sospetta, non ci sono segni di scasso, chi l’ha rubata o sottratta evidentemente conosceva i codici dell’allarme e disponeva di una copia delle chiavi. La scomparsa del capostipite Giorgio Rondissone invece è un po’ più complessa, forse è un rapimento ma nessun riscatto è stato chiesto, forse è un allontanamento volontario ma in quel caso non se ne capisce il motivo, o forse un incidente di cui nessuno si è accorto. Durante un primo sopralluogo nella sala da cui è scomparsa la balthazar, Piero Rondolino, un tecnico che collabora con Martinengo, fa inavvertitamente cadere una delle altre bottiglie in esposizione. Il sussulto inorridito per la perdita di un’altra bottiglia è presto sostituito da un orrore ben peggiore. dall’interno della bottiglia rotta, insieme al vino, scivolano fuori due bulbi oculari evidentemente, palesemente umani…

Prima indagine dell’investigatore enologo creato da Fabrizio Borgio, già autore di altri due romanzi con protagonisti diversi. Una piacevole sorpresa questo investigatore, esperto di vini capace di usare le armi senza essere un maniaco e che comunque non fa il figo, belloccio senza esagerare, che odia la velocità in macchina e viaggia con una bici pieghevole in auto per poter parcheggiare e poi districarsi senza mangiarsi il fegato. Ottima anche la caratterizzazione degli altri personaggi, descrizioni asciutte che rendono perfettamente le caratteristiche. La scrittura di Borgio è pulita e scorrevole, la storia perfettamente oliata fila nonostante la trama sia sufficientemente complicata da tenere incollati alle pagine. Non adrenalinico ma con una bella tensione continua il plot: gli indizi sono tutti lì da capire anche se si intuisce che il colpo di scena potrebbe essere già nella pagina successiva. Il linguaggio è ricco senza essere mai pesante e l’argomento attorno a cui ruota l’indagine, il vino la produzione e quanto vi gira intorno, è affascinante e trattato con competenza ‒ cosa nient’affatto scontata – piacevoli anche le descrizioni del territorio, quel Piemonte spesso misconosciuto o noto solo per grandi linee. Consiglio di berlo, pardon di leggerlo gustando un buon bicchiere.



 

 

 

 
 
 
 

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