Visto si stampi

Visto si stampi

Kurt Erich Suckert, alias Curzio Malaparte, cerca di scandalizzare l’Italia del 1921 raccontando la disfatta di Caporetto come una rivolta spontanea: un fenomeno sociale, una questione politica prodromica ai “movimenti rivoluzionari” che andavano, in quel periodo, insanguinando il nostro Paese. Considerato disfattista e vigliacco, il suo Viva Caporetto! inizia a vivere una vicenda editoriale fatta di sequestri, polemiche, modifiche e ripetuti rovesci. Vasco Pratolini pubblica Cronache di poveri amanti nel 1947; nella prima edizione, si legge che la stesura ha richiesto sette mesi soltanto: pochi anni più tardi, l’artista riconoscerà di essersi portato dietro quelle “cronache” per vent’anni, ammettendo che tutta la produzione pregressa era un viatico a quel libro. Piero Chiara racconta al poeta Vittorio Sereni “mirabolanti storie di gioco d’azzardo” nella provincia lombarda degli anni Trenta: il poeta, divertito, consiglia al vecchio amico, giornalista, di raccogliere tutte quelle storie in volume. Siamo tra 1957 e 1958: quattro anni più tardi, nel 1962, esce Il piatto piange, subito salutato come capolavoro, nel suo genere, da Carlo Bo. Ennio Flaiano consegna al suo amico e mentore Leo Longanesi il suo primo e unico romanzo: si chiama Il coccodrillo, è stato scritto in tre mesi soltanto, verrà apprezzato da generazioni di lettori come Tempo di uccidere. È il 1947; il capolavoro di Flaiano si aggiudica la prima edizione dello Strega. Valentino Bompiani pubblica Il vecchio con gli stivali di Vitaliano Brancati senza aver letto per intero i racconti; dieci giorni prima del finito di stampare scrive all’artista siciliano per complimentarsi per quel mondo “di una suggestione fortissima”. Si tratta del primo libro dell’altro Brancati, quello lontanissimo dal giovanile entusiasmo fascista. È il 1946. Mario Rigoni Stern, prigioniero dei tedeschi in un lager, da qualche parte nei pressi del Mar Baltico, pensa ai compagni caduti; prende un mozzicone di matita, racimola un pezzo di carta e comincia a scrivere una storia: è ciò che vide in Russia poco tempo prima, durante la sciagurata campagna italiana. È il 1944. Nove anni e diverse stesure più tardi, Alpini senza Alpini diventa, per scelta di Vittorini, Il sergente nella neve. E così passa alla storia. Hereford, Texas. Giuseppe Berto, prigioniero di guerra degli americani, viene informato dei micidiali bombardamenti alleati su Treviso. Pochi giorni dopo, profondamente scosso, comincia a scrivere ciò che immagina stia succedendo alla sua terra e alla sua gente: scrive di Resistenza senza averla osservata mai. Terminata la guerra, il bravo Comisso apprezza il manoscritto e ne parla a Longanesi. La perduta gente diventerà Il cielo è rosso – titolo deciso aprendo a caso la Bibbia. Berto lo scoprirà soltanto a cose fatte, entrando in libreria. Poi si contenderà il primo Strega con Flaiano... Franco Fortini apprezza il manoscritto de La ragazza di Bube di Cassola, mantenendo molte riserve “sull’esecuzione e sul messaggio. È un libro nuovo – dice in una lettera del 1959 – ma va riscritto”. Non muterà giudizio nemmeno dopo la stampa…

Visto si stampi è una breve ma apprezzabile raccolta di articoli di Gabriele Sabatini, originariamente apparsi sulla rivista letteraria digitale “doppiozero”: si tratta di nove vicissitudini editoriali giocate, per lo più, sulla restituzione della genesi e della fortuna delle opere, con qualche piacevole aneddoto qua e là a speziare la narrazione; i pezzi hanno un passo a metà strada tra il canovaccio per una trasmissione radiofonica e la digressione erudita; particolarmente piacevoli sono le ripetute incursioni nella rassegna stampa d’antan. Notevoli e condivisibili i ripetuti omaggi a Leo Longanesi. Prefato con sobrietà da Cesare De Michelis, Visto si stampi è stato pubblicato dalla piccola ItaloSvevo, come quindicesima uscita della (periodicamente) leziosa “Piccola Biblioteca di Letteratura Inutile”, diretta da Giovanni Nucci. La copertina è opera del maestro Maurizio Ceccato. Qualche cenno, infine, alla biografia dell’autore: Gabriele Sabatini, classe 1983, editor alla Carocci, collabora con le riviste letterarie “Flanerì” e “doppiozero”; in passato, ha collaborato con “Prospektiva”. Laureato in Storia Contemporanea, collabora con RadioRai3; per diversi anni, tra 2010 e 2014, ha condotto insieme ad Antonio Debenedetti e Paolo Di Paolo il programma “Cartoline dal paese dei libri”, per Radio Città Futura.



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