Vita di Pantasilea

Vita di Pantasilea
Roma, sabato 2 marzo 1527. Non si può più attendere. Bisogna porre un rimedio serio all’assurdità della circostanza di povertà. Sempre più frequentemente – ma non esclusivamente – ricorre nelle giornate di Pantasilea un senso di cupa solitudine, di timore per la serenità della propria esistenza. Per la giovane le cose ordinarie della vita, divenute fonte di preoccupazioni, sono difficilmente sopportabili. Non dimentica d’altra parte che l’amore per Benvenuto potrebbe portare con sé un notevole carico di novità: sia perché potrebbe continuare a stargli a fianco, sia perché è incinta di lui – sebbene non abbia il coraggio di rivelarlo al grande artista – e profondamente innamorata. Superficiale e insensibile, cosciente del suo fascino ma indifferente alle malinconie e alle suggestioni che può far nascere, lui «sapeva che Pantasilea era innamorata di lui. Altre volte pensava che avrebbe dovuto smettere o non si sarebbe mai disfatto di lei, ma poi ricominciava. Non c’era nulla di più esaltante di quel potere che aveva su di lei, di quella sua sottomissione. Il potere era il migliore afrodisiaco del mondo»…
Dello stesso autore de L’angelo egoista, il romanzo, ambientato a Roma, è un esemplare affresco in cui paesaggi e ambienti, figure storiche e stati d’animo fanno sorgere nella fantasia del lettore un mondo lontano, il Cinquecento appunto, nel quale trova posto non solo splendore di cultura e arte, ma rievocazione di rischi, sbaragli e grandi paure. Il ritorno al passato svolto in direzione del racconto della storia di Pantasilea qui infatti è anche giocato sui toni neri del Sacco di Roma. Il disprezzo dei luterani per la Roma papale e l’alterigia dei prelati, il rischio dei trentamila mercenari spagnoli, tedeschi e italiani rappresentanti la violenza e la barbarie, gli errori e le colpe imperiali, i rovinosi calcoli di potere e i miserabili rancori – tutto l’insieme, insomma, che era rimbalzato da una corte all’altra dell’Europa del XVI secolo  – approdano il 6 maggio del 1527 alla logica conclusione. Conclusione, peraltro, nefasta: «La calamità mise fine», afferma Luca Romano, «alla fase più brillante del Rinascimento e segnò l’inizio della Controriforma, in cui presero il sopravvento i puristi della religione e gli inquisitori del pensiero. Alla vigilia del Sacco, nessuno lo avrebbe potuto immaginare». Di certo, non lo sospettava Pantasilea, giovane sognatrice, amante dell’artista Benvenuto Cellini. Cortigiana di raro fascino e, nel contempo, donna di ingenuo candore. Disincantata, malgrado tutto, dalla spietatezza degli uomini. 

 

 

 
 
 
 
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