Vita e morte delle aragoste

Vita e morte delle aragoste

Vincenzo non è sempre stato Teapot. Quel nome gli deriva da un episodio incredibile e degno di essere raccontato: una sera, mentre si trovava a Londra con Marco e tutto taceva, era stato raggiunto da un sonoro crash, quello di una teiera lanciata da chissà chi che si infrangeva contro lo sportello di un taxi. A seguire un urlo, ma soprattutto la consapevolezza di essere sfuggito a una morte fortuita e grottesca per pochissimi centimetri. Raccolse da terra un frammento di porcellana; e quella sera assunse il nuovo nome di penna, Vincenzo Teapot, e con quello ha anche firmato un racconto scritto di getto. Nel corso della sua vita, prima di essere Teapot, Vincenzo è stato anche Vivì, Vino, Vincè, sempre sognante e alla ricerca del suo spazio, a rincorrere il sogno di scrivere il “Grande Romanzo Americano” pur restandosene immerso nella provincia calabrese. L’idea è fin troppo ambiziosa: la storia di una bambina colombiana che voleva ridiscutere con il papa il concetto di libertà espresso da Gesù, il titolo è Frida Ohm. L’amicizia fra Antonio e Vincenzo è nata diversi anni prima, e non si è mai incrinata in nessun momento malgrado le diversità di vedute e le donne amate in contemporanea…

Calabrese classe 1991, Nicola H. Cosentino collabora con “Minima et Moralia”, ha pubblicato racconti su “Colla” e “Nuova Prosa” e ha esordito nel 2016 con Cristina d’ingiustizia bellezza per Rubbettino. Dunque, Vita e morte delle aragoste è il suo secondo romanzo. Senza voler appiccicare etichette e senza voler sminuire il valore dell’opera, lo potremmo definire un romanzo di formazione in miniatura, innanzitutto per la brevità e poi perché narra una serie di episodi che non fanno che raccontare solo una minima parte della crescita dei personaggi. Nel complesso, sono narrati episodi che hanno ben poco di straordinario, anche se spesso vengono narrati come se fossero fuori dal comune. Il romanzo ha uno dei suoi pochi punti di forza nei salti temporali che lo caratterizzano, che permettono con una certa facilità di muoversi fra il 2005 e il presente, e lascia al lettore soprattutto la forza d’impatto del protagonista. Insufficiente, se non per il già citato Teapot e in misura minore per la spagnola Ariane, ci appare la caratterizzazione dei personaggi. Pur tenendo in considerazione la giovane età dell’autore e augurandoci che possa continuare a esprimere la sua vena creativa, non possiamo non considerare Vita e morte delle aragoste come un romanzo ancora acerbo, senza infamia ma senza lode.



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