Vita e opinioni filosofiche di un gatto

Vita e opinioni filosofiche di un gatto
L’immagine di apertura è di quelle tenerissime, in perfetto stile disneyano. Un gattino appena nato apre i suoi occhi e si incanta di fronte alla bellezza del fienile dove ha avuto la fortuna di venire al mondo. Il profumo dell’erba tagliata, il ronzio degli insetti, il luccichio delle ragnatele e la magia del sole che filtra dalle assi del tetto come una colonna di luce in cui danza la polvere. Il gattino tende le zampette per arrampicarsi su quella striscia dorata, ma rotola, quasi si acceca, precipita a terra, si ammacca un fianco e tossisce fino a sera. Una volta ripresosi, comincia il suo apprendistato esistenziale grazie alla saggezza di un’oca gentile, la quale gli illustra le regole gerarchiche su cui si basa il buon andamento della fattoria. L’oca è una repubblicana convinta e vede nell’uomo il capo più stimato al quale credere con fiducia. Peccato che un giorno l’uomo blandisca l’ingenua pennuta con una manciata di orzo e poi le tagli il collo. Non crediate che il nostro gattino rimanga turbato dall’omicidio del suo mentore, scopre, anzi, che il sangue d’oca non è affatto male. A convincerci definitivamente che questa storia non ha nulla di disneyano, c’è l’episodio in cui il gatto, ormai adulto, dopo avere corteggiato con passione una cugina, si ritrova ad essere padre di sei gattini bianchi e rosei. Ebbene, il gatto non capisce perché la sua sposa vorrebbe impedirgli di mangiare i gattini, così la strangola in modo da poter consumare tranquillo il fiero pasto. Eppure, che ci crediate o no, il nostro micio non appare affatto come un mostro cinico e sanguinario. Ciò che ai nostri occhi sembra un comportamento efferato, è solo il risultato di un istinto perfettamente congruo alla natura felina del protagonista...
Allora a questo punto dobbiamo spingerci fino in fondo, assumendoci il rischio di beccarci una scomunica pronunciando una parola di questi tempi assai invisa. Insomma: a noi pare proprio che il libricino di Hippolyte Taine, sia un capolavoro di Relativismo Culturale! Eh sì, perché – a discapito della sua alterità  (o forse proprio grazie ad essa) – il gatto finisce con l’elaborare una serie di opinioni filosofiche magari un tantino nichiliste, ma a nostro avviso degne di nota. Tipo questa: “Chi mangia è felice. Chi digerisce lo è di più. Chi sonnecchia digerendo è ancora più felice. Tutto il resto è solo vanità e impazienza.” Oppure quest’altra: “Bisogna aprire la mente a concezioni più vaste, e ragionare su binari più sicuri. La natura assomiglia dovunque a se stessa, e offre nelle piccole cose l’immagine delle grandi.” L’autore di queste divertenti pagine è uno schivo filosofo francese vissuto nella seconda metà dell’ottocento, frequentatore di scrittori illustri come Zola, Maupassant e Flaubert. Di lui parla anche Proust nella Recherche. Solo nell’ultima parte della sua vita Taine conobbe il successo e la fama, soprattutto fra i giovani studenti. Non stupisce che la sua carriera di studioso sia stata osteggiata dalla chiesa. Egli, tuttavia, non ha mai rinunciato a scrivere e a formulare il suo pensiero filosofico. Una volta disse: “Perseguire con costanza uno scopo qualunque, cui avvicinarsi lentamente, questa è la vita sana. Il resto è malattia.”

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