Vite che sono la tua

Vite che sono la tua

Riscoprire la spontaneità dell’infanzia nelle avventure di Tom Sawyer, quando l’impresa più difficile è alzarsi il lunedì anche se i muscoli sono sempre tesi in attesa di vivere una nuova entusiasmante avventura, oppure essere adolescenti e prendere coscienza della propria confusione mentale attraverso la condizione di Holden. Non importa se il protagonista dell’opera di Salinger è un giovane diverso dal lettore, perché l’autore sa descrivere uno dei momenti più difficili della vita in modo che ogni ragazzo possa riconoscersi nelle sue parole. Ma l’adolescenza è anche la scoperta dell’amore come sentimento che spinge alla crescita, narrato da Arturo a cui Elsa Morante affida il compito di dare prova del passaggio alla maturità, metaforicamente identificato nell’abbondo dell’isola. Un cambiamento che appare nelle caratteristiche femminili attraverso il Diario di Anna Frank, un’adolescente capace di narrare sentimenti e situazioni quotidiane paralleli alla forzata reclusione dimostrando già le doti di una scrittrice. Fino a concepire la giovinezza nel modo più doloroso, come la vive Lucas, il protagonista del romanzo di Agota Kristof Trilogia della città di K., che a causa della guerra e della tragedia familiare è costretto a separarsi dal suo gemello ma immagina di averlo ancora accanto a sé per non soffrire. Perché la letteratura è innanzitutto immaginazione, finzione per rielaborare la realtà e cambiare l’animo degli uomini, trasformazione che compie il signor Scrooge in Canto di Natale spinto proprio dall’immaginazione a superare la sua aridità emotiva. Ma la letteratura è anche lo strumento per comprendere l’animo umano in tutte le sue sfumature, dal paradosso del protagonista di Delitto e castigo che dopo aver compiuto un omicidio rivela di saper provare ancora sentimenti dolci e profondi, all’amore assoluto di un padre per il figlio raccontato nel romanzo post apocalittico La strada di Cormac McCarthy

Paolo di Paolo, scrittore estremamente prolifico e collaboratore de “la Repubblica” e de “L’Espresso”, in Vite che sono la tua rivela la sua empatia con gli autori e i personaggi di varie opere che hanno segnato il suo cammino di lettore dall’adolescenza alla piena maturità. “Siamo portati a pensare che la letteratura debba essere qualcosa che conforta – ha spiegato l’autore durante un’intervista rilasciata a Serena Dandini – ma non è necessariamente questo il ruolo dei romanzi. Le storie che leggiamo devono anche metterci a disagio, creare imbarazzo, produrre alienazione ed estraneazione, insomma farci conoscere la varietà dei sentimenti e non solo le emozioni piacevoli. Ne è un esempio uno scrittore come Philip Roth, che nel Lamento di Portnoy non ha certo l’interesse di confortare il lettore.” Di Paolo dopo Tempo senza scelte si discosta ancora una volta dalla forma del romanzo e scrive un’opera per annotare pensieri e sensazioni con uno stile narrativo e riflessivo, allo scopo di rielaborare i ricordi legati alla sue avventure letterarie. L’autore sa bene che i romanzi lasciano un segno, non importa se in positivo o in negativo, l’essenziale è essere consapevoli che dopo la lettura avviene un cambiamento. Da parte loro i personaggi e gli scrittori dei libri citati trovano nuova vita nelle pagine dell’opera, emergono nei loro caratteri specifici e spesso contradditori, hanno l’occasione di trasmettere al lettore quanto hanno trasmesso all’autore. “Amo le storie che scuotono sollecitando l’immaginazione – ha continuato Di Paolo – la dote per eccellenza dell’infanzia ma che quasi sempre tende a svanire con la maturità. Nel mio libro, invece, credo ci sia una grande abbondanza di immaginazione”.



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