Vite di uomini non illustri

Vite di uomini non illustri

Antonio Vitali nasce il 2 luglio 1932 nella clinica Regina Elena di Trento da un parto podalico. Cosa ciò significa lo capirà solo diversi anni dopo, in una camera d’albergo, quando un’amica proverà a fargli rivivere quest’esperienza in una vasca da bagno dentro un hotel di Merano… Mauro Terzaghi nasce nella notte di Capodanno del 1896 alla Camerlata di Como e vent’anni dopo, durante la Prima guerra mondiale, rimane ferito gravemente in trincea, riportando brutte fratture e una gamba accorciata che lo renderà zoppo per il resto della sua vita… Claudia Bertelli nasce il 3 giugno 1949 nella clinica Santa Eufemia di Torino, da parto cesareo. La madre fino all’ultimo pensava arrivasse un maschietto e alla vista di una bambina scoppia in un pianto lungo e silenzioso. Sei anni dopo dà alla luce un’altra figlia, Jolanda: lasciata pochi minuti in braccio alla sorella, cade in terra. Da quel momento la piccola sarà affidata esclusivamente alla governante. Padre ingegnere, madre professoressa, a Claudia non mancano le opportunità, vacanze studio all’estero, studio delle lingue straniere, equitazione. Forse però Claudia dalla vita cerca altro… Umberto Buti nasce a Empoli il 30 aprile 1931, da un chimico giornalista mancato e da un’insegnante di matematica. Studente di agraria, frequentatore dei bordelli toscani, si allena in palestra tirando di boxe. Per cercare moglie si rivolge a un’agenzia matrimoniale: si stupisce, la titolare, data la prestanza fisica e la giovane età, ma è per “diffidenza” risponde lui… Alfredo Corridoni nasce a Erba il 5 aprile 1898. È secondogenito, e questo segnerà per sempre la sua vita. Tutto comincia fin da quando sono piccoli, al termine della prima elementare Suor Celeste si rivolge ai suoi genitori in questo modo «È volonteroso, ma non è come suo fratello». Più grandi, quando il padre morirà in un incidente sul lavoro, sarà il fratello a prendere le redini dell’azienda mentre lui è ancora a ripetere l’ultimo anno di ragioneria…

“Mi sono comportato come quei pittori che, cercando di evocare un colore, una atmosfera, modificano o inventano aspetti del paesaggio, anche storico. La suggestione di un nome, i significati di un dettaglio hanno talora prevalso sulle corrispondenze letterali. Ne chiedo scusa a chi se ne rammaricasse”. È la nota a incipit che Giuseppe Pontiggia ha inserito in questa raccolta di biografie immaginarie. Scuse non richieste per motivare, forse, le geniali connessioni creative che hanno dato vita a questa raccolta assolutamente originale nel panorama letterario nostrano. Vite di uomini non illustri uscì per la prima volta nel 1993, l’anno seguente è stato finalista al premio Campiello. Nel 2017 è tornato in libreria grazie ai tipi di Mondadori. Queste “vite” altro non sono che diciotto brevi storie di uomini e donne italiani collocate tra la fine dell’Ottocento e i primi anni Duemila, narrate con uno stile quasi giornalistico, una cronaca precisa e curatissima in ogni dettaglio, con date, luoghi, nomi. Persone normali che diventano speciali, vite semplici che talvolta assumono una dimensione quasi memorabile, vicende comuni che diventano mirabolanti. Viene quasi in mente Lucio Dalla, con il suo “ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Perché questa narrazione scevra da virtuosismi in realtà fa emergere piccoli grandi assaggi di umanità variopinta e variegata, così come pezzi di società tipicamente italiana in tutti i suoi mutamenti dal dopoguerra in poi. Così abbiamo il rimorso che attanaglia Antonio, protagonista della prima “vita”, per la madre morta nel darlo alla luce, la vocazione ribelle di Claudia e il suo rifiuto della ricca famiglia, a cui però chiederà denaro e supporto una volta diventata mamma, o ancora la “diffidenza” con cui si approccia al mondo Umberto, la sua relazione costruita a tavolino e che però funziona fino alla fine dei suoi giorni e la crudeltà, vera o presunta, di Roberta Marinoni verso cose o oggetti. Giuseppe Pontiggia se n’è andato quindici anni fa lasciando un grande vuoto nella cultura italiana. Grande il successo delle sue opere, Nati due volte, tradotto nelle lingue più diverse o La grande sera, con cui si aggiudicò il premio Strega nel 1989, anno della sua pubblicazione. Da Vite di uomini non illustri, in particolare dalla storia Una goccia nell’oceano divino, Mario Monicelli trasse ispirazione per il suo film Facciamo paradiso, uscito nelle sale nel 1995: ad impersonare la protagonista Claudia Bertelli fu Margherita Buy. Anche da questa raccolta emerge un talento letterario sopraffino di cui ancora non si può che sentire nostalgia.



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