Vite segrete dei grandi artisti

Tutto ciò che non vi hanno mai voluto raccontare sui più grandi maestri
Jan van Eyck è famoso per aver introdotto nella prima metà del Quattrocento l'abitudine di apporre la firma del pittore in calce ai dipinti e il realismo nel tratto, ma probabilmente “barava” facendo uso di specchi. Sandro Botticelli, ostaggio dei rivolgimenti politici del suo tempo (ha visto la Firenze dei Medici e quella di Savonarola),  era un gran burlone e un vorace mangione, ma il suo dipinto più famoso, “Nascita di Venere”, racchiude segreti, incongruenze e simboli ancora oggi misteriosi, forse anche più del ritratto di Monna Lisa opera di Leonardo Da Vinci, bizzarra figura di pittore, suonatore di liuto e ingegnere folle sempre nei guai con la giustizia per la sua omosessualità. Albrecht Dürer, all'alba del Cinquecento, aveva capito le enormi potenzialità commerciali dell'arte, e produceva incisioni in serie (ad un prezzo accessibile anche alla classe media) che distribuiva grazie a una rete di venditori itineranti. Michelangelo Buonarroti ha sdoganato il nudo nell'arte pittorica (peraltro dipingendo soggetti religiosi), ma affermava di non aver mai visto una donna nuda in vita sua. Era temuto da tutti per la sua straripante irascibilità, e durante il durissimo lavoro di affresco della Cappella Sistina si lavò pochissime volte, rendendo la vita degli assistenti che dipingevano a gomito a gomito con lui quasi impossibile, tra puzza e sfuriate. Il giovane Michelangelo Merisi da Caravaggio era una figura leggendaria nella Roma a cavallo tra Cinquecento e Seicento: ogni notte una rissa, una sbornia, una piazzata di qualche prostituta. Ma quando ci scappò il morto dovette fuggire a Napoli: qui fu sfigurato per vendetta e quando decise di tornare a Roma, saputo che il Papa gli avrebbe concesso la grazia, morì in circostanze misteriose durante un viaggio molto complicato. Rembrandt Van Rijn aveva una moglie giovane, bella e ricca, ma nel 1642 la ragazza morì di tubercolosi lasciandogli un figlio di un anno, e allora il pittore si consolò con la governante Geertge. E quando – qualche anno dopo – entrò in casa una giovanissima domestica molto carina, Hendrickje, il pittore olandese la mise incinta e sbatté Geertge prima fuori di casa e poi in una specie di prigione-manicomio. Non si godette molto il nuovo amore, però, perché ben presto fu travolto dalla rovina economica: l'effetto delle maledizioni della governante sedotta e abbandonata, forse...
Sul suo sito ufficiale, la giornalista Elizabeth Lunday (che lavora alla Texas Christian University) si definisce una “storyteller”, che scrive storie “about” Arte, Architettura, Letteratura, Musica. Nessuna aura professorale, quindi, bensì umiltà e leggerezza. L'approccio perfetto – direi l'unico possibile – per un libro del genere, una scanzonata cavalcata dal Quattrocento al Novecento che racconta arte e vita dei grandi pittori in brevi schede di 3-4 pagine privilegiando l'aneddotica più spicciola, il retroscena piccante o bizzarro. Si arriva fino a Andy Wahrol e alla sua parrucca bianca passando per Georgia O'Keefe che dipingeva nuda, Picasso che lasciò dietro di sé una scia di macerie sentimentali e suicidi, Edward Hopper che si picchiava a sangue con la moglie Josephine, Munch che visse una vita da incubo e conservava i dipinti all'aperto, al sole e alle intemperie, Cézanne che odiava essere toccato e così via. Un ruolo assolutamente vitale in questo racconto iconoclasta della pittura occidentale ce l'hanno le illustrazioni di Mario Zucca (artista talentuoso che viene dalla Pennsylvania, malgrado il nome italianissimo). Un po' Robert Crumb un po' infographic, il tratto è caricaturale quanto basta, modernissimo, efficace nel catturare il lato grottesco di grandi artisti finora presi troppo o troppo poco sul serio. Vite segrete dei grandi artisti è solo un'operazione commerciale di relativa qualità o ha un senso più profondo? La rilettura in chiave dissacrante delle esistenze dei grandi della Storia non è certo una novità, ma è pur sempre attività istruttiva e ha l'utilità terapeutica propria dello sberleffo. E poi, come scrive l'autrice nell'introduzione, “Molti dei più grandi uomini e donne della storia hanno vissuto ai confini del caos, il luogo in cui nasce l'arte più grande”. Il luogo in cui ogni tanto, aggiungiamo noi, è piacevole fare un picnic.

 

 

 

 
 
 
 
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