Vittime e sopravvissuti

Vittime e sopravvissuti
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Nel corso della Seconda guerra mondiale oltre agli scontri armati ordinari, previsti e prevedibili, imperversa qualcosa di mai visto: lo sterminio organizzato nazista contro gli ebrei. La “soluzione finale” si concretizza in una rincorsa scientifica fatta di sangue, corpi e cervelli trafugati. Gli scopi della ricerca mescolano strumentalmente studi razziali e sfruttamento a fini bellici, per cui gli scienziati si avventurano verso la sottile linea che separa la coscienza dall’incoscienza, la vita dalla morte. L’oggetto della ricerca è rappresentato dai difetti di crescita, le prestazioni fisiologiche in condizioni di grave stress, nonché la genetica delle malformazioni e delle malattie. D’altro canto, l’esempio di tali pratiche proviene dalle alte sfere del potere nazista. Heinrich Himmler, ad esempio, si diverte a inventare nuove sperimentazioni circa la sopravvivenza e rianimazione, utilizzando risorse provenienti dai campi di concentramento. In ultima analisi, gli esperimenti e la ricerca dell’ereditarietà sono ideati per sostituire la riorganizzazione razziale dell’Europa e per ridisegnare la scienza medica nella nuova forma germanica…

Esistono i saggi di storia e ci sono le rarità. Paul Weindling, professore di storia della medicina presso la Oxford Breakes University dal 1998, firma un’opera che non può mancare nelle librerie dei cultori di storia. Rapporti medici, dati statistici, referti scientifici si parano davanti agli occhi del lettore, quasi restituendo l’odore dei disinfettanti e il ticchettio dell’utensileria metallica da sala operatoria, rappresentando un argine invalicabile per qualsiasi negazionista incallito che intenda sostenere l’insostenibile. Un campionario di tentativi sperimentali davvero impressionante è snocciolato dall’autore a ricordare all’occasionale lettore che la realtà può superare qualsiasi fervida e galoppante fantasia, anche la più perversa, secondo una progressività proporzionale inversa: più si forniscono dati inoppugnabili, più cresce lo stupore incredulo. L’effetto finale è sorprendente, un saggio in bilico fra rigore cartesiano e denuncia del baratro dell’irrazionalità, probabilmente uno dei più rilevanti contributi storiografici sul tema dell’Olocausto, che spicca anche per un editing fotografico di un certo impatto emotivo.



 

 

 

 
 
 
 

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