Vivere felici senza plastica

Vivere felici senza plastica

Il nostro mondo, l’unico nel quale ci è, almeno al momento, data la possibilità di abitare, soffre perché ogni giorno che passa diventa sempre meno biologico e biodegradabile e sempre più un immondezzaio inquinato, dato che quotidianamente viene prodotta sul pianeta una quantità di plastica di gran lunga superiore alla massa di novecento Empire State Building (non esattamente un monolocale…) messi assieme. A partire dal 2014 si tratta di circa 342 milioni di tonnellate ogni anno, venti volte tanto rispetto a solo mezzo secolo prima. Il 10% della produzione globale annuale di rifiuti plastici, oltre trentatré milioni di tonnellate, proviene dai soli Stati Uniti d’America. Al ritmo di crescita attuale, si prevede che il valore raddoppierà nei prossimi vent’anni e quadruplicherà nel 2050. In termini di combustibili fossili, che com’è noto non sono affatto inesauribili, ciò significa che circa il 4% del petrolio ogni anno viene utilizzato per produrre resina di plastica, e una percentuale equivalente viene impiegata per alimentarne il processo di fabbricazione. La conseguenza? Ventotto milioni di tonnellate di plastica che ogni anno intossicano direttamente l’ambiente…

Non è solo il fattore-Greta, nonostante qualcuno volesse persino candidare al premio Nobel per la pace la giovanissima attivista scandinava che, incassando il sostegno anche di VIP come l’immarcescibile Jane Fonda, che ha promesso (e sta tenendo fede all’impegno) di farsi arrestare ogni settimana finché il governo Trump non farà qualcosa per l’ambiente, sollecita ogni venerdì con le sue proteste la sensibilizzazione nei confronti della situazione in cui versa il mondo che stiamo lasciando alle generazioni future, ossia un’invivibile discarica: è che le alternative ci sono. Altrettanto economiche. Altrettanto funzionali. E allora perché continuare ad abusare della plastica, che è certamente un’invenzione straordinaria e ha rappresentato soprattutto nell’immediato dopoguerra, quando però che ci fossero rischi così pesanti per la salute pubblica non era tanto chiaro come oggi, un veicolo di progresso formidabile? Il fatto che sia indistruttibile dovrebbe far riflettere sul fatto che, per l’appunto, mal si coniuga con la natura, che per definizione viceversa si fonda su un ciclo in cui tutto nasce, invecchia e finisce. Con un corredo di belle immagini, testi divulgativi chiarissimi, dati abbondanti e significativi e uno stile accattivante questo che non è solo un vademecum è un saggio e un volume utilissimo per riflettere, correggere comportamenti non più sostenibili senza dover fare scomodi sacrifici e vellicare una presa di coscienza necessaria e inderogabile per il bene di tutti.



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