Vivere nel Medioevo

Per descrivere come vivevano uomini, donne e soprattutto bambini nel Medioevo è il caso di partire dal cuore della casa medievale, che più della cucina era la camera da letto, non “condannata, come oggi, alla solitudine diurna”, ma al contrario molto utilizzata anche di giorno. Ad aiutarci è Le mesnagier de Paris, un trattato di economia domestica datato tra 1392 e 1394 in cui alla moglie si consiglia per esempio di accogliere il marito spossato da una giornata di lavoro togliendogli le scarpe, lavandogli i piedi “davanti al fuoco che scoppietta”, facendolo poi “mangiar bene e bere meglio, servito e riverito, finché è con lui a letto fra lenzuola candide, con un berretto bianco, ben coperto da buone pellicce. È il momento delle gioie, dei giochi e degli scherzi d’amore”. Nel letto, nonostante la minaccia incombente del freddo, tutti a quell’epoca dormivano nudi (ma a capo coperto), per essere il più possibile liberi dal tormento degli insetti che infestavano i vestiti. La camera da letto fungeva anche da sala da pranzo, e persino da luogo di conversazione o di studio: il re Carlo VI per esempio era solito lavorare con il suo segretario Pierre Salmon e ricevere i notabili mentre era sdraiato sul suo letto, e nel XV secolo i grandi processi si celebravano in un ambiente denominato non a caso “lit de justice”. Ma prima ancora del letto viene la culla: come venivano trattati e accuditi i neonati nel Medioevo? Che senso aveva la fasciatura e come veniva praticata? Come incidevano sulla cura dell’infanzia gli altissimi tassi di mortalità infantile e viceversa quanti decessi di infanti erano causati da usanze assai discutibili, come appendere le culle al soffitto con corde? Come avvenivano allattamento e svezzamento? Perché l’affido alle balie a volte era una sorta di “infanticidio differito”? Come funzionavano le scuole (per i bambini che potevano frequentarle, s’intende)? Quali erano i giochi e i giocattoli più diffusi? Le bambine diventavano ragazze e donne: qual era la condizione femminile nel Medioevo? In che condizioni vivevano le donne che sceglievano di (o venivano obbligate a) farsi monache?

A queste e altre domande risponde in questo volume patinato di grande formato e ricchissimo di illustrazioni a colori Chiara Frugoni, ex cattedra di Storia Medievale nelle Università di Pisa, Roma e Parigi. Partendo da brani di opere antiche ma soprattutto dall’analisi minuziosa di dipinti e miniature (come suo costume da sempre), la storica si sofferma su alcuni ambiti della quotidianità (soprattutto nei loro aspetti più curiosi) di un periodo storico molto frequentato da saggistica e fiction ma del quale il grande pubblico ha spesso un’immagine distorta, il Medioevo. “Ho voluto raccontarlo” – spiega lei stessa nel Prologo del volume – “annodando testi e immagini in un filo continuo che ha rivelato (…), a mano che proseguivo nella ricerca, aspetti insoliti e sorprendenti”. La lettura (assolutamente adatta a tutti e scevra da tecnicismi storiografici nonostante l’assoluta serietà dell’approccio) ingenera sin da subito un piacevole clima di continua scoperta, è viva e vivace. Pare solo un po’ avulso dalla narrazione, seppure interessante, il capitolo 8, dedicato ai viaggi e ai pellegrinaggi, troppo lontano dall’ambito familiare sul quale ci si concentra nel resto del libro. In allegato per il lettore un gradito omaggio de Il Mulino, un calendario intitolato Giorni medievali che rende il volume, oltre che un saggio interessante e un libro dalla fattura più che elegante, anche una perfetta strenna natalizia.



 

 

 
 
 
 

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