Vivere senza dieta

Vivere senza dieta
Le piramidi alimentari e le linee-guida internazionali, i guaritori da talk show e i troppo disinvolti fautori del digiuno, la necessità di rimettere al centro dell'approccio dietologico gusto e olfatto, la distribuzione ideale dei pasti lungo la giornata, slow food contro (ma non necessarimente contro, se si pranza fuori da qualche parte bisognerà pure mangiare) fast food, la pandemia di obesità e diabete, il boom degli alimenti funzionali, dei probiotici e degli integratori, la moda delle intolleranze e delle allergie alimentari, la nutrigenomica, il colesterolo tra fobia ed equilibrio. E poi suggerimenti utili, riflessioni sullo stile di vita, lotta alla banalizzazione dell’informazione medico-scientifica e ai luoghi comuni, critica puntuale delle diete improvvisate sui settimanali femminili o nel passaparola, dalla dieta del minestrone a quella del pompelmo per finire all’accreditatissima dieta a zona, la preferita degli 'sportivi'. Nessuna tabella, nessuna indicazione sul peso in grammi dei cibi e nessuno schema dietetico, perché vivere senza dieta è davvero possibile. La misura è il segreto di tutto, anche se è una strada poco battuta: noi passiamo tutta la giornata lavorativa seduti al computer e per i nostri bambini Playstation batte parco pubblico 5-0, non c’è partita...
Sono raccolti in Vivere senza dieta alcuni degli articoli del Professor Eugenio Del Toma, primario emerito del Servizio di Dietologia del S.Camillo-Forlanini di Roma, usciti originariamente su Salute, l’inserto settimanale specializzato del quotidiano La Repubblica. E l'invito del titolo certo può apparire paradossale se arriva da uno dei più insigni dietologi italiani, quell'Eugenio Del Toma che ha diretto per oltre trent'anni il Servizio di Dietologia e Diabetologia dell'Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, di cui ora è primario emerito, e che vediamo tanto spesso ospite nelle più importanti trasmissioni tv dedicate alla salute. Ma paradossale non è, perché proprio  l'esperienza di clinico di Del Toma, da sempre a contatto stretto con gli obesi e i sovrappeso, le loro bugie e le loro debolezze lo ha portato a convincersi che se non si verifica un profondo ripensamento dell'approccio al cibo e  alla vita quotidiana da parte di tutti noi, nessuna dieta - per quanto severa - potrà salvarci dai chili in più e dal loro (pesante, manco a dirlo) impatto sulla nostra salute. Quindi bando ai sensazionalismi e alle scorciatoie, e badilate di buon senso in ogni pagina: non troveremo mai scritto che se si mangia la Nutella si dimagrisce, certo, però ci viene spiegato perché mettersi a dieta stretta continuamente per poi magari cedere e riprendere peso è un’abitudine pericolosa e deleteria, o perché nessuna intolleranza alimentare (ammesso che esista davvero) potrà mai farci ingrassare. “Sto seguendo due diete perché con una non mangiavo abbastanza”, recita una delle simpatiche vignette di Ivana Radovcic sul tema che introducono ogni capitolo del volume. E proprio il tema del diritto al gusto e all'olfatto a tavola (riducendo drasticamente le porzioni e al contempo innalzando la quantità di energie consumate con l'esercizio fisico) è al centro del saggio. Spiega nell'introduzione il sociologo Enrico Finzi, Presidente di Astra Ricerche: "Tutte le diete (specie se estreme e squilibrate) hanno gravi limiti intrinseci: vengono per lo più seguite per un tempo modesto, spesso sono fallaci o addirittura pericolose, quasi sempre determinano il rapido recupero del calo ponderale conseguito (in gergo si parla di “effetto yo-yo” proprio per indicare l’insensato “su e giù” che questo marchingegno assurdo determina, per di più con sempre più forte prevalenza del “su”, dunque con progressivo innalzamento a scalini del peso di chi affronta frequenti diete). Del Toma invece sa bene che quel che conta è la progressiva, graduale trasformazione delle cattive abitudini nel mangiare e nel bere degli individui sovrappeso o comunque sofferenti di specifiche patologie che richiedono anche una ritaratura dello stile alimentare. Questa convinzione-base orienta larga parte dell’educazione 'deltomiana': quando cerca di lavorare sul buonsenso dell’interlocutore, quando evita ogni stupida prescrittività, quando rivendica il diritto al piacere anche nel rapporto con i cibi e con le bevande".

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