Vivere stanca

Vivere stanca
Marion apre gli occhi, svegliata da un rumore sordo. Théo non è più accanto a lei nel letto, ma le lenzuola conservano ancora il suo calore. È accovacciato a terra. Cerca i vestiti sul pavimento… Giovanni sta mangiando una pizza. E la cameriera, con gli occhi. Pepi, il suo amico, napoletano come lui, gli parla. Ma Giovanni è perso nei suoi cupi pensieri… Un ragazzo e una ragazza si avvicinano a Gianni. Lei gli chiede se ha da accendere. Tra i suoi grandi seni cui pende una croce uncinata. Il ragazzo che la accompagna è uno skinhead, un armadio. Ma Gianni è stato un proletario armato per il comunismo, la violenza non gli fa paura… Osman si siede da un mese sempre sulla stessa panchina. Eppure non ha nulla di speciale, è uguale a tutte le altre in ogni parco di Marsiglia… Gèrard per tanti anni ha fatto lo scaricatore di porto. Ma stasera non ha voglia di ricordarlo. Stasera è tardi… Bruno non smette di ripeterlo: “Aurore, dobbiamo andare via, in fretta. Altrimenti diventeremo come loro”… La promessa che si è fatto è di andare da Joélle il giorno di Natale. In carcere. Per parlarle. L’ha arrestata lui, quando era ancora uno sbirro…
Sesso, sangue, violenza cieca, squallore, crudeltà, perlopiù assolutamente gratuita, quotidiane dosi di razzismo, ideali nella maggior parte dei casi irrimediabilmente frustrati dalla realtà, impossibilità di difendersi, scelte compiute in maniera definitiva e dalle quali non si può più tornare indietro, costi quel che costi. Sono questi i temi fondamentali di una raccolta di racconti di rara crudezza e ferocia, complice un linguaggio credibile e affilato, e dunque di non comune efficacia. Se fossero delle composizioni musicali, ne colpirebbe il ritmo: non perdono una battuta. Sono sette fotografie che potrebbero concorrere per ogni premio immaginabile, per quanto sono nitide ed espressive, piene di dettagli, ognuno dei quali ha un senso. Non c’è nulla di superfluo in queste brevi, lapidarie, taglienti storie che danno davvero al lettore l’immagine di esistenze faticose, sullo sfondo di Marsiglia e del suo porto, che non è mai sembrato al tempo stesso così vitale ma anche oscuro e decadente. Dolorose, amare e bellissime, mancano solo di una cosa. Di speranza.

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