Vivo altrove

Vivo altrove
Giulia è nata a Treviso nel 1978. Appena giunto il momento di scegliere dove frequentare l’università ha lasciato l’Italia alla volta di Parigi. Ha trascorso parecchi anni - e attraversato tante vicissitudini - nella capitale francese ed è poi approdata a Barcellona. Assieme al suo ragazzo Alejandro, ha vissuto in un camper parcheggiato alle pendici del monte Tibidabo per risparmiare sull’affitto. I due hanno cominciato a suonare ed hanno messo su una band, “Giulia y los Tellarini”. Eppure la musica non era la loro unica professione. Giulia ha dato lezioni private di inglese, francese ed italiano. Nel 2007 hanno deciso di trasferirsi a Berlino. Per ricominciare. Per non adattarsi alla loro quotidianità spagnola. Sul loro myspace più volte sono stati contattati da un’importante produttrice di New York. Credevano fosse solo uno scherzo. Invece… In quello stesso periodo Woody Allen girava il suo “Viky Cristina Barcelona” e desiderava utilizzare due loro brani per la colonna sonora del film. Oggi “Giulia y los Tellarini” è diventata un’associazione culturale: Giulia e il suo compagno sono tornati a Barcellona. Nessuno dei due pensa sia possibile tornare a vivere in Italia. Davide è milanese, ha ventinove anni e da oltre cinque anni vive lontano dall’Italia. Ama il teatro come la sua vita. Ha vissuto prima a Barcellona ed ora vive a Berlino. Vive alla giornata, si accontenta di poco ed ha imparato ad eliminare le spese superflue imponendosi di non spendere mai più di dieci euro al giorno. Per lui tornare in Italia non avrebbe senso: non avrebbe la possibilità di insegnare quello che ha imparato tra Barcellona e Berlino, sarebbe come fermare la sua vita. Michele ha cambiato sette città in dieci anni. Matteo ha vissuto in Portogallo poi ha deciso di abbandonare la biologia per dedicarsi alla sua vera passione: la musica. Si è trasferito a Londra ma non ha avuto fortuna e poi… nuova città: Barcellona...
Quasi come un mantra, leggendo tutto il libro, ci si chiede “Si può ancora vivere in Italia? L’Italia è un paese per giovani?”. Claudia Cucchiarato segue le storie, tantissime ed estremamente diverse tra di loro, dei tanti che hanno lasciato il nostro paese, segue le rotte dei voli low-cost che attraversano l’Europa portando i sogni e i progetti di chi ha deciso (o è stato costretto) a lasciare le sue radici. Nessuno di loro tornerebbe indietro. Pare quasi che, varcato il confine, non ci si possa più voltare. Eppure quasi nessuno ha rotto i ponti con l’Italia. Grazie ai social network, alle chat, il legame che unisce questi ragazzi alla propria terra è ancora molto forte. Guardano all’Italia a volte con rabbia, con rancore, altre volte sperano di tornarci prima o poi. Vivono senza progetti a lungo termine, non sempre sono “cervelli in fuga”, molto spesso sono solo alla ricerca di una vita diversa da quella che il nostro paese può offrire loro. C’è chi “vive altrove” perché il proprio orientamento sessuale non permette di costruirsi una famiglia e di vivere con serenità la propria vita, chi lo ha fatto perché è alla ricerca di nuove opportunità che ad un’intera generazione sono state precluse. Tutti loro hanno avuto il coraggio di mettere i propri sogni in una valigia e di partire per realizzarli. Vivono altrove. Lontano dal nostro asfittico paese.

 

 

 

 
 
 
 
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