Voa Voa!

Voa Voa!
Maria nasce molti anni prima di venire al mondo nei sogni e nelle fantasie di Caterina, che desidera con tutte le sue forze che almeno una delle sue bambole diventi una bambina vera. Cresce Caterina, e quel desiderio di bimba non cambia mai d’intensità, il suo istinto materno è spiccato e profondo. Incontra Guido - quello che diventerà il suo Guidus - un giorno a Firenze mentre passeggia in compagnia della madre, fa la sua conoscenza in un modo che solo al cinema o nella letteratura sembrerebbe possibile e il loro, fin da subito, è un legame per la vita. È tutto perfetto. Hanno famiglie splendide, vivono in una città bellissima e in una casa che li accoglie così tanto da essere soprannominata CasAmore. Da una delle finestre “si vedono più di un paio di spicchi del Brunelleschi, e la sfera d’oro con la croce che scandisce nuvole e bestemmie sopra al cielo basso di Firenze”. Maria nasce così, amata e desiderata, è il coronamento di un amore, di un sogno lungo tutta una vita. Per due anni cresce, impara, sceglie, ride, balla, associa le parole ai concetti, con tutta la vivacità e la tenerezza di una bimba della sua età. Poi i progressi s’interrompono, i passetti sempre più sicuri diventano incerti, le parole oramai acquisite non vengono più pronunciate, una diagnosi terribile spezza il sogno, ipoteca il futuro, fa implodere una famiglia che si stringe intorno ad un improvviso e sconcertante dolore...
Caterina Ceccuti ci racconta così la storia del fulmine che l’ha colta, ci narra il percorso intimo che l’ha portata a riaprirsi ad un mondo dal quale stava fuggendo. Ci mostra con delicatezza la forza che nasce dalla fragilità, il cammino indicato dalla fede che diviene in alcuni momenti unico appiglio in un oceano di rabbia, sconcerto, desolazione, dolore e solitudine. Ci presenta Maria, quella che era e quella che è, traduce per lei in parole pensieri e ricordi. Ci racconta con coraggio e senza retorica dei suoi percorsi interiori più intimi, condivide, ricerca, affianca la rabbia nei confronti di medici che senza umana pietà hanno sentenziato una condanna alla stima per quelli che fanno invece della professione medica una missione. Ci rivela l’inferno sulla Terra, un inferno dal quale ogni giorno con determinazione cerca una via d’uscita. Questo libro per dirlo con le sue parole si propone di “far conoscere Sofia (vero nome di Maria, ndr) e gli altri come lei, i cosiddetti “bambini farfalla”. Sottoporre all’attenzione pubblica la questione della dignità del dolore. Sofia, Gioele, Natale, Maria Francesca non sono “dead men walking”. Sono persone, carne sangue e un cuore che batte; hanno un carattere e una personalità. Sono ancora vivi e meritano rispetto, considerazione, impegno, secondo quel principio inviolabile e per niente scontato che potremmo prendere a prestito dalla Costituzione statunitense: il diritto alla felicità. La massima felicità possibile”.

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