Per voce sola

Per voce sola

Dorrie è una bambina trovata abbandonata nella spazzatura. L’uomo e la donna che la hanno adottata sembrano una coppia normale, come tante, amorevole e attenta ai bisogni della piccola. La madre è molto disattenta, cade continuamente e le capitano piccoli incidenti domestici, come quel lunedì sera che chissà come è ruzzolata giù per le scale di casa – che sbadata! ‒ e l’indomani si è ritrovata con dolori in tutto il corpo e“un occhio nero e viola come quello di un pugile”. Che sciocca! E la bambina è davvero troppo fragile, povera piccola: “è magra, disattenta, troppo deperita”dicono le maestre alla madre, ma lei sa che è solo molto sensibile, d’altra parte ha trascorso i primi istanti della sua vita fra detriti e spazzatura... Tutto era avvenuto improvvisamente, di notte: nel buio, un sacco le era piombato sulla testa ed era stata caricata in fretta e furia su di un camion, dove tanti altri sacchi si agitavano nell’oscurità. Un uomo dalla lingua incomprensibile aveva dato istruzioni all’autista e Vesna, dopo un viaggio che le era sembrato lunghissimo, si era ritrovata in un minuscolo appartamento assieme ad altri bambini... Il bambino aveva capito sin da piccolo che non avrebbe potuto pretendere troppo dalla madre; d’altra parte lei lavorava ore ed ore in ospedale e, quando era a casa, era un via vai di zii. Gli zii erano gli amici della mamma, tanti, diversi tra loro, trascorrevano la notte in camera con lei e poi se ne andavano all’alba... Con la morte della madre, Emanuela si sente per la prima volta libera; finalmente riesce a respirare, finalmente non deve rimanere imprigionata in una vita che non ha mai sentito come realmente sua. Adesso può cercare quel figlio, frutto di un amore di gioventù, che i genitori le fecero abbandonare e per il quale conserva ancora un piccolo completo di filo azzurro lavorato all’uncinetto... I giornalisti ed i tecnici della tv sono già tutti in salotto pronti per l’intervista; pendono dalle labbra dell’anziana signora che dovrà raccontar loro della guerra, dell’inizio delle persecuzioni, del rapporto con quella figlia che ha perduto per sempre...

Pubblicato da Susanna Tamaro nel 1991, Per voce sola è una raccolta di cinque racconti che valse alla scrittrice il Premio Rapallo 1992 e le lodi di Federico Fellini, che di lei scriveva “ho visto arrivare Pel di Carota in motorino, un Lucignolo sorridente, una Gelsomina liberata, una creaturina affascinante ed innocente”. E questa immagine un po’tenera che aveva colpito Fellini deve avere ‒ all’epoca ‒ contrastato terribilmente con i temi e le atmosfere di questo secondo scritto della Tamaro. Violenza, privazioni e dolore sono alla base di queste storie in cui direttamente o indirettamente sono protagonisti i bambini. La prima prende spunto da un fatto di cronaca vera, l’uccisione di una bambina ad opera di un patrigno cocainomane e violento; ma c’è anche la bimba rapita dagli zingari, e costretta a sopravvivere rubando, che quando crede di aver trovato un salvatore in un uomo esso si rivela in realtà un pedofilo; c’è il ragazzino completamente ignorato da una madre incapace di amare che si trasformerà da adulto in un serial killer; c’è una donna ormai anziana che vede crescere nel suo grembo un tumore grande proprio come quel bambino che in gioventù i genitori le fecero partorire e abbandonare; e c’è, da ultimo, la storia di un’anziana ebrea che non riesce a strapparsi di dosso gli orrori ed il Male a cui ha assistito (“Non è vero che tutto si allontana o meglio, è vero in parte, si sente meno, si vede meno, ci si muove meno ma questo invece di aiutare rende tutto più difficile. Sfumano i contorni, si smarriscono le distrazioni e allora con tutta la sua drammaticità emerge un nucleo di fuoco, sta lì e arde, lambisce le strutture, ti devasta. È una bugia che i vecchi non hanno passioni, i vecchi hanno passioni terribili, è il rimorso che le alimenta, le muove, le fa più forti”). Il lato più oscuro dell’animo umano è messo a nudo dalla Tamaro con un linguaggio semplice, come semplici ed ingenui sono i piccoli protagonisti e le anziane signore delle sue storie. Ed è per questo forse che scioccano, perché di fronte a tali incomprensibili crudeltà la prima reazione è quella dell'incredulità, del rifiuto.



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