Voci del silenzio

Voci del silenzio
Lo sceneggiatore è l'autore di opere cinematografiche, teatrali, radiofoniche e televisive. Questa definizione è chiara più o meno per tutti. Ma se volessimo indagare più nello specifico quali siano le dinamiche che stanno dietro al lavoro di scrittura di una sceneggiatura, quali siano i rapporti tra ciò che è stato scritto e ciò che viene effettivamente trasposto sullo schermo e sul ruolo ricoperto dallo sceneggiatore all'interno della catena di produzione cinematografica, il discorso sarebbe già un più complesso. E' proprio partendo da domande come queste Silvio Alovisio sceglie di studiare la figura dello scrittore per il cinema durante la stagione del cinema muto italiano e più nello specifico durante la prima metà degli anni Dieci. Analizza dal punto di vista della scrittura cinematografica le origini del cinema, quando ancora la settima arte era bistrattata da una certa frangia di intellettuali più conservatori, quando lo sceneggiatore era ancora una figura dai contorni molto sfumati e quando ancora le tecniche ed i codici di scrittura per il grande schermo muovevano i primi passi...
Antonio Costa nella prefazione del libro assicura che "Silvio Alovisio non ha paura di sporcarsi la mani con le polverose carte degli archivi", e anzi pone le fondamenta per questo volume proprio sulle ricerche tra volumi, carte e scartoffie nelle biblioteche più importanti d'Italia e d'Europa. Ha, tra l’altro, la possibilità di lavorare nell'archivio del Museo del Cinema di Torino, considerato il più importate fondo per quel che riguarda le sceneggiature che hanno dato vita al cinema muto italiano. Purtroppo, come gran parte dei film delle origini prodotti nella nostra penisola sono andati perduti, anche tantissime sceneggiature sono scomparse, inghiottite dal tempo. Ma nonostante la penuria delle fonti dirette disponibili (Alovisio sottolinea che ha avuto occasione di lavorare solo su un centinaio di scritti originali), il libro risulta informatissimo e documentatissimo, sempre preciso nel corroborare le sue tesi con citazioni e riferimenti da altri testi, volumi, dichiarazioni, manifesti. Ma nonostante gli sforzi dell'autore per rendere il suo scrivere il più semplice possibile e per schematizzare la struttura del lavoro e renderlo chiaro ed organico, Voci del silenzio non è un libro di facile lettura. Sarà forse l'immensa quantità di materiale analizzato, il numero di dati riportati, il gap temporale tra il nostro modo di vedere il cinema e il periodo analizzato, ma il volume di Alovisio non può e non deve essere preso sottogamba: è un'opera complessa, dettagliata, documentata, ma che richiede un certo impegno e soprattutto preparazione pregressa da parte del lettore. Peccato che le foto e le scansioni di documenti, disegni e schizzi d'epoca occupino solo n paio di paginette; sarebbe stato interessante poter sbirciare in prima persona le fonti su cui ha lavorato l'autore.

 

 

 

 
 
 
 
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