Vodka

Vodka
Yelena butta giù l’ultimo bicchiere di vodka in una ennesima triste giornata, mentre il suo sguardo si sofferma ancora una volta su quella foto appesa alla parete di fronte al letto in cui lei e Zoja, ritratte mano nella mano, camminano sulla spiaggia di Soci. È ciò che resta del tempo felice in cui le due donne dividevano lavoro, tempo libero, casa, intimità prima che il regime condannasse la loro passione proibita e ne separasse i destini. Al Pekin Hotel, Danilo guarda fuori dalla finestra della sua stanza. Risiede lì da ormai tre anni ma nessuno sembra conoscerlo, né sapere quale sia la sua professione - interprete, trafficante di preziosi o denaro – o farsi domande sulla sua presenza nei locali più alla moda al fianco di donne molto affascinanti. Ad attenderlo, anche quella mattina, un autista con una Cajka nera che lo scarica davanti ad un palazzotto di cui ormai Danilo conosce i minimi particolari. Entra, un enorme appartamento ed un bagno bianco asettico come una sala operatoria; ad aspettarlo come sempre il compagno Breznev per il solito rituale. Irina ama tenere in pugno gli uomini. Anche Bruno, il suo spasimante siciliano che l’ha abbordata per strada e che da un mese la corteggia assiduamente ricoprendola di regali costosi: cosmetici, abiti, gioielli. Irina pretende tutto, ma non dà niente in cambio. Nemmeno un bacio. Quella sera però Bruno, inebriato e accecato dalla sensualità della donna e dal suo Chanel n.° 5, non resiste alla sua passione e mentre cerca di strapparle gli abiti da dosso, un misterioso colpo alle spalle fermerà i suoi istinti. Olga, lolita diciassettenne si invaghisce di Oleg, diplomatico sovietico sessantenne che, complice la vodka, riesce a portare sull’orlo del desiderio. Nel vederla nuda e pericolosamente distesa sul divano, Oleg è a un passo dal cedere alla passione per la ragazza, ma ancora una volta sarà la vodka a cambiare un finale che sembrava già scritto…
Dieci racconti brevi, avvincenti, veri, verosimili o solo immaginati, avvolgono il lettore in uno spaccato di Russia lontana dai giorni nostri. Storie di intrighi, di torbide passioni, dall’eros palpabile in ogni femminea movenza ed in ogni sguardo maschile; storie innaffiate dal forte profumo di vodka, percepibile fin nei più fini aromi tra i tavoli nei ristoranti appartati, tra le luci dei locali notturni, tra le lenzuola degli alberghi di lusso dove si consumano sogni e piaceri, e nelle vie moscovite deserte ma custodi dei segreti versati in tanti bicchieri capaci di stordire e di eccitare il corpo, di scatenare i più violenti turbamenti e di accendere smanie di grandi poteri. La vodka…, diabolico veleno, che allaga la mente di false illusioni il cui confine tra reale ed irreale può diventare difficile da distinguere perfino per i più sobri ed i più assuefatti. Perché in fondo, ciò di cui racconta Carlo Rossella, in un perfetto stile giornalistico, dove ogni parola è soppesata in un gioco di suspence e di incastri, sono illusorie realtà. Come si addice e come vuole ogni (forte) bevanda alcolica. Ed è proprio su quest’aria di inganno/bugia che tra gli effluvi inebrianti e stordenti si muovono donne seducenti dai passi felini, pronte a sferrare i loro attacchi a uomini, ignare prede. Uomini che, narcisi, vedono specchiarsi ed infrangersi desideri in bicchieri ed in occhi femminili troppo piccoli per contenerli tutti. La vodka diventa così nel corso dei racconti il mezzo per dimenticare – “Yelena e Zoja si guardavano in silenzio, non potevano parlare. (..) Solo per strada, camminando, potevano dichiararsi il loro amore” -, l’antidoto per stemperare la sofferenza di amori inappagati – “Al bar bevo vodka e parlo con lui di Anijuška che non risponde al telefono e della mia passione per questa donna senza cuore” -, lo strumento “miracoloso” per svelare e rivelare l’identità – “Vera, ubriaca di birra e di vodka, barcollando entrò in quella (toilette) dei signori e le sue movenze sono identiche a quelle del signore in grigio che le sta accanto”, ma soprattutto il pretesto per denunciare il problema dell’alcolismo che il Kgb al tempo di Breznev, momento storico in cui i racconti sono ambientati, nascondeva al mondo. È infatti tra il 1960 e il 1981 che il Paese dovette fare i conti con il maggior degrado ed il più alto tasso di alcolismo. La morte del leader sovietico marcò una svolta e ci fu chi ebbe il coraggio di rompere gli argini con una lettera-denuncia alla Pravda. Una ‘compagna’ che si fece interprete della condizione di milioni di donne sovietiche vessate dai soprusi e abusi dei mariti soggetti al potere malsano della vodka. Bastò questa testimonianza a rendere palese che l’alcolismo non era più soltanto un problema del singolo, ma del Paese, uno status sociale, esteso al costume, che andava combattuto alle radici prima che contaminasse persino le più piccole abitudini e la quotidianità: “Se prenoti un tavolo in un ristorante, ti chiedono subito quante bottiglie di vodka vuoi e se le rifiuti non ti danno il posto”. Si dovette attendere l’avvento di Andropov per vedere scalfire con timide azioni di condanna questo leit-motiv della dittatura comunista, azioni che giunsero al loro apice nel 1985 quanto Gorbaciov dichiarò guerra aperta alla bevanda alcolica. La Russia fu sensibile testimone di grosse rivoluzioni: vide la caduta di Gorbaciov, l’arrivo di Elstin, il crollo del comunismo e dell’URSS. Un volto nuovo l’avrebbe condotta in un’era di liberazione ma mai sembrò dimenticarsi la sua passione, emblema del suo passato. Scrive infatti Rossella: “Solo la vodka ha resistito, trionfando, su tutto e su tutti e sempre presente su ogni tavola, compresa quella di Eltsin, gran bevitore”. Attenzione però, perché le ubriacature (soprattutto le migliori) sono dure da smaltire…

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