Vodka & Inferno - La morte fidanzata

1893, Venezia. Il signor Carnemolla e la sua banda di ladri di cadaveri hanno messo le mani su un prezioso bottino: il corpo di un bel giovane affiorato dalle acque limacciose del Canal Grande, probabilmente un suicida. È vestito in modo elegante, ha un anello d’oro con sigillo al dito, deve essere morto da poco perché è in perfette condizioni tranne che per una specie di bruciatura sul viso, che però è senz’altro precedente all’annegamento. Il dottor Malabaila – che si serve dal laido Carnemolla per avere cadaveri sui quali studiare – sarà di certo disposto a pagare molto bene. A far la guardia al corpo per tutta la notte viene lasciato Frattaglia, un povero infelice che Carnemolla ha raccolto nell’immondizia da neonato e cresciuto tra fogne e cimiteri in compagnia solo dei loro atroci compari e dei pupazzi che ama costruire. Frattaglia è irresistibilmente attratto dal cadavere incorrotto di quel giovane, così bello e così indifeso: lo accarezza, lo bacia, lo possiede. E quando di primo mattino il dottor Malabaila si presenta a ritirare il corpo, Frattaglia geloso gliene consegna un altro, quello di un vagabondo gonfio di pus. Carnemolla va su tutte le furie: cosa se ne fanno di qualche spicciolo quando il cadavere del giovane poteva fruttare molto di più? Frattaglia viene spedito sotto la pioggia battente dal rigattiere a vendere i vestiti e l’anello del morto, almeno quelli! Per la strada si ferma ad ascoltare un Dottore della Peste che da un palchetto di legno arringa la folla. Il misterioso personaggio nota Frattaglia, lo fa salire sul palco, lo ipnotizza e gli mette in testa strane visioni, per poi scomparire tra la folla. Il ragazzo, frastornato, scopre anche che Carnemolla è stato arrestato per furto di cadavere e rischia la pena di morte, mentre il suo amato cadavere è stato restituito alla sua famiglia, quella del celebre giocattolaio, il conte Gaspare Fausto Mallardo…

La morte fidanzata, primo capitolo di una trilogia annunciata ma non ancora realizzata, è un magma ribollente di idee e suggestioni. Più di 500 pagine sorprendenti in cui la giovane autrice ha messo tutta se stessa, e – come a volte accade quando si gioca con l’arcano – ha finito per trovarci molto di più, come se la storia raccontata avesse ormai una vita propria e si fosse incamminata su vie buie e inattese. Di tòpoi di genere, cliché e rimandi ce ne sono tanti nel plot di Vodka & Inferno, ma sono incardinati in un struttura estetica potente e coerente che permette di assaporarne sfaccettature inattese, che dona loro nuova energia. La lurida e spaventosa Venezia di Frattaglia – percorsa da brutti ceffi, volgari prostitute e lugubri maschere da medici della peste con il becco adunco, retaggio delle mostruose epidemie dei secoli passati – somiglia alla Parigi di Jean-Baptiste Grenouille, il protagonista de Il profumo di Patrick Süskind, ma è anche la porta verso un Oriente carico di misteri e minacce. La figura del conte Mallardo, svampito creatore di sublimi carillon, piacerebbe da morire a Tim Burton, mentre le sue due sboccate figlie adolescenti Marì e Cherì sembrano prese di peso da un romanzo di Isabella Santacroce. Quando il lettore si sta ormai assuefacendo a questa ballata macabra e stracciona che Danny Elfman e Vinicio Capossela si azzufferebbero per musicare, ecco la svolta narrativa: i protagonisti si spostano nella Russia zarista al seguito del feretro di Viktor e tutto cambia, guadagnando molto in originalità. Una antica famiglia e il suo legame magico con il territorio, la lotta contro la modernità e il capitalismo, i vampiri, i gatti, gli incesti, il freddo, l’alchimia, la violenza, l’orrore, il sesso, la morte e la non morte: un oscuro tourbillon di personaggi indimenticabili e situazioni estreme (filtrate comunque da una sensibilità femminile che è sempre presente, che Penelope Delle Colonne lo voglia o no) che stringe il cuore del lettore in una nera morsa e non lo molla più.



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