Voglio vederti danzare

Voglio vederti danzare

Un satiro danzante, testa reclinata “selvaggia” perduta, occhi d’alabastro, preso nell’attimo dell’estasi. 340 a.C. Nella bottega di Prassitele si lavora alla scultura bronzea commissionata dal Gregorio, patrono delle competizioni olimpiche ateniesi e padre del danzatore Teofilo. Per le danze pirriche, per l’esibizione del figlio, la scultura dev’essere pronta… Oggigiorno, vicoli di Napoli. Una giovane archeologa, Cinzia, prova a smarcarsi da una relazione finita e da fastidiose chiamate al cellulare di Claudio, esperto di finanza e inesperto di tatto nei confronti della passione di Cinzia per lo spazio museo e gli oggetti-cose di civiltà antiche. Cinzia viaggia verso la Sicilia, Mazara del Vallo, a scoprire il satiro danzante. Conosce Marco, personal trainer di tronisti e cubisti che gira l’Italia delle discoteche e con la compagna Olga gestisce un centro di cura per il corpo nelle valli di Comacchio. Insieme prolungano il viaggio fino alla Lucania, ad Armento, sulle tracce di un altro satiro, pugnante. Intorno al 335 a.C., Antioco, valido combattente al seguito di Alessandro Magno, si sposta sotto Alessandro l’Epirota per andare a conoscere l’Italia. E là, prima di imbattersi nel suo amore, trova una curiosa scultura di piccole dimensioni: il satiro di Armento…

Voglio vederti danzare, ritma Franco Battiato risuonando tra le pagine del romanzo di Emilio Sarli, già editor in narrativa e saggistica, in questo romanzo/tour archeologico attraverso la Sicilia e la Lucania, suggerendo un intreccio di storie in cui brillano le evocazioni arcaiche, le immagini tramandate dai testi classici, sculture veicoli di narrazioni, inserite nel cliché della ricercatrice entusiasta e curiosa, messaggera di un rapporto con la cultura non statico ma dinamico, di uno sguardo alle civiltà passate che voglia attivare canali di comunicazione e non stagni di erudizione, la quale incontra professori-mentori e ne ascolta il racconto. Sarli si muove a suo agio, pur senza trovare organicità e spessore tra narrativa e saggio etno-archeologico (che avrebbero potuto amalgamarsi meglio e in modo più interessante), tra la danza di Teofilo, la pelle della Magna Grecia, l’arte di Prassitele e Lisippo, Esiodo e il profumo delle zagare, Armento di pastori e canali di transumanza, la caduta nella notte immaginifica dei folletti e delle menadi danzanti, perse nello scorrere del liquido magico scoperto dal dio della danza e dell’ebrezza, dal Dioniso condotto dalle Baccanti. Dei, semidei, danzatori in ispirazione divina, fauni esausti alla fine della notte, frammenti di paesaggio italico.



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