Voi, onesti farabutti

Voi, onesti farabutti
Il nonno beve ancora un sorso di vino dopo il caffè: vino rosso, di quelli dal retrogusto persistente. Persistente come certi pensieri, pensieri che restano lì, sospesi, su cui ci si rimugina per molto tempo, pensieri che ci tengono compagnia per giorni, per ore. Il nipote lo guarda. Il suo è uno sguardo di amore incondizionato verso un uomo che è sì, sangue del suo sangue, ma che ammira, di cui condivide le radici, le idee, i sogni, le speranze. Il nipote è fuggito dalla Val d’Orcia. È andato a vivere nella Capitale dopo aver preso una laurea: l’unico nella sua famiglia ad esserci riuscito. Vive in un eterno precariato lavorativo, si barcamena in più lavori. Gli manca la sua terra, la sua Toscana. Gli manca quella schiettezza dei modi, quei pensieri puliti, quella voglia di cambiare il mondo, di inseguire la speranza di una società migliore che ha animato suo nonno. Dove vanno a finire le speranze disilluse? Dove i sogni nei cassetti? Dov’è finito quel mondo per cui il nonno ha dato la vita ed è rimasto mutilato? Il nipote se lo chiede di continuo. Suo nonno gli ripete di non  mollare, di restare vicino ai compagni, di non lasciarsi isolare, di non essere atomizzato dalla società che ci rende parcellizzati come in una catena di montaggio. Bisogna resistere. Resistere come si è sempre fatto. Tenere la guardia alta e non mollare mai. Neanche di un centimetro…
Simone Ghelli, scrittore e critico cinematografico, ha dato vita al progetto “Scrittori precari” dal dicembre del 2008. Voi, onesti farabutti è un romanzo nostalgico, di quelle sere d’autunno in cui ci si ritrova seduti a ricordare brandelli della propria vita, quella nostalgia che è come una fitta – leggera – all’anima. La storia ha l’incedere della memoria: ad onde. Si sovrappongono passato e presente. Ghelli ci racconta di lui bambino assieme a suo nonno nelle osterie del suo paese, assieme a quegli “onesti farabutti” che hanno fatto la storia della nostra Italia, che hanno resistito e combattuto per la Liberazione, che ci hanno creduto fino in fondo e che sono stati disposti a perdere la vita per una società diversa da quella in cui avevano vissuto. Ci racconta di suo nonno, ormai anziano, davanti alla tv. Spaesato per una Italia che non riconosce. L’Italia della corruzione, del berlusconismo imperante, dei compromessi facili, l’Italia che ha perso la memoria, la cui storia è stata riscritta dai revisionisti per farci dimenticare quello che è stato e che mai dovremmo scordare. “Ricordaglielo, nonno, a questi svergognati, che se la voce non ce la vogliono dare, noi troveremo il modo di riprendercela, perché è sempre stato così, e tu lo sai, me lo hai sempre detto: che il nostro compito è resistere, lo stesso che ti toccò in sorte in gioventù. Io sono pronto da tempo: attendo un cenno, un fischio che dia il via; e poi bum: tutti per aria”.

 

 

 

 
 
 
 
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