Vraghinaroda

Vraghinaroda

Ieri, fabbrica di prodotti chimici; oggi, luminosa struttura con gli infissi lasciati intenzionalmente arrugginiti per mantenere un tocco di industrial. Fuori, serissimi pieerre, il cui unico compito è ritirare gli inviti e infilarli nel distruggidocumenti; dentro, il vernissage della mostra dell’ennesimo giovane scultore dell’Est, criptico e spocchioso. È il Maki Contemporary Art Platform, le cui inaugurazioni sono aperte solo a un ristretto numero di influencer. Popolo? No, grazie. Il mondo dell’arte contemporanea è pieno di Charlie: giovinastri che “surfano” verso i quaranta, ma che si sentono ancora adolescenti ribelli. Convinti di essere artisti concettuali e situazionisti, i Charlie brulicano nel mondo dell’arte con performance che, più che irriverenti, risultano molto vicine alle birbonate di Gian Burrasca. Ma che ne sanno, i Charlie, del passato… A loro il passato non interessa, quello che conta è il futuro. Un futuro fatto solo per quelli come loro. Popolo? No, grazie. Overpretty: intenzione caparbia di pulire ciò che non nasce come pulito. È la missione delle Santexuperine Scalze, che, formatesi alla scuola del melenso Piccolo Principe, hanno una vocazione all’arte che trova compimento nelle retrospettive di Mirò e Chagall. Attraverso un meticoloso overpretty, supportato da battage pubblicitari massici e siti web interattivi, le consorelle sono riuscite a far passare l’irruento/assassino Caravaggio e il pazzo/violento Van Gogh per innocui creatori di un’arte così tanto Bella & Buona da meritarsi un posto tra i magneti attaccati al frigorifero. Popolo? Sì, grazie. Ma solo se si lascia portare all’ovile dell’arte Bella & Buona…

Tra i Charlie, che producono arte, e le Santexuperine Scalze, che si abbeverano ogni domenica pomeriggio alla sacra fonte dell’arte, si collocano coloro che dell’arte sono i mediatori: i Vraghinaroda, espressione russa che indica i “nemici del popolo”. Ecco, dunque, svelato il significato di quel titolo tanto strano e tanto ostico. In realtà, anche se più blandi, pure i Charlie e le Santexuperine sono nemici del popolo, perché ne vogliono deviare i gusti estetici, indirizzandoli dove dicono loro. Un po’ come succede al cane della copertina: lui, buon selvaggio, vorrebbe andare da una parte, mentre il padrone, dominato dall’urgenza di visitare nel weekend quante più mostre possibile, cerca di fargli capire che bisogna andare dall’altra. Direttori di musei che organizzano laboratori artistici per bambini per far lievitare i prezzi d’ingresso; critici che, pur di riempire un certo numero di pagine, inventano storie sugli artisti che neanche quegli artisti sanno di avere vissuto; curatori di mostre pubblicizzatissime, in cui c’è solo un quadro in mezzo a un mare di lettere e opere di proseliti; giornalisti che spiegano l’arte con un lessico da Mamma Oca; redattori di cataloghi che fanno abuso di citazioni di Deleuze al solo scopo di scatenare nei leggenti un senso d’inferiorità infinita: questi sono i veri nemici del popolo secondo Tommaso Labranca. Dimostrando di conoscere molto bene la realtà che descrive e facendo, coraggiosamente, nomi e cognomi, Labranca mette a nudo gli attori principali dei fenomeni mediatici del nostro Paese e, allo scoperto, parecchio di ciò che si nasconde dietro tanti eventi culturali. Un libro/vaccino: scombussola e alza la temperatura, ma immunizza dalla fuffa infestante.

 

 

 

 
 
 
 

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