Vuoto assoluto

Vuoto assoluto
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Una antologia che raccoglie le recensioni di quattordici libri (rigorosamente immaginari, ma è come se non lo fossero), la recensione della stessa antologia (scritta dallo stesso autore, ma è come se fosse opera di un critico immaginario) e un articolo su una sorta di gioco editoriale denominato “Do yourself a book” (una scatola contenente striscette con frasi stampate tratte da classici con diritti d’autore scaduti da comporre a piacere dando vita a n nuovi romanzi). Si va da Les Robinsonades di Marcel Coscat, che racconta le peripezie di un naufrago che inventa con la mente una serie di compagni di sventura ma ne rende i comportamenti del tutto indipendenti dalla sua volontà rimanendo travolto dal suo bizzarro gioco di ruolo, a Gigamesh (senza l) di Patrick Hannahan, che rilegge l’epopea sumera dell’eroe Gilgamesh (con la l) nello stile in cui James Joyce col suo Ulisse ha riletto l'Odissea di Omero raccontando la storia di un soldato statunitense di stanza in una sperduta località della contea di Norfolk condannato per omicidio dal tribunale militare e condannato all’impiccagione, passando per Sexeplosion di Simon Merrill, che racconta il tramonto della civiltà umana in un prossimo futuro – il 1980 o giù di lì - dopo anni in cui il sesso sfrenato era diventato in sequenza una moda commerciale, una fede, un obbligo morale, fino alla catastrofe: la diffusione sul pianeta della sostanza chimica denominata NOSEX, che eliminava qualsiasi piacere sessuale portando rapidamente la razza umana a un crollo demografico inesorabile...

La critica letteraria di libri inesistenti (i cosiddetti pseudobiblia) non è un genere originale quanto si potrebbe pensare, e di certo non è stato brevettato dal buon Lem – pensiamo soltanto a Jorge Luis Borges, o prima ancora a Rabelais – ma costruire un’antologia intera di recensioni del genere (con citazioni e riferimenti bibliografici anch’essi rigorosamente non reali) è impresa difficile, ambiziosa quanto rischiosa. Già un libro di recensioni di libri veri sarebbe di nicchia, figuriamoci un simile esercizio di stile, che molti potrebbero giudicare lezioso o fine a se stesso. Non contento il grande scrittore polacco peraltro nel 1973 (Vuoto assoluto è del 1971) farà il bis con un’operazione ancora più ardita: una collezione di introduzioni a libri immaginari. Poteva permettersi bizzarrie del genere perché nel socialismo reale non sentiva il fiato sul collo del mercato? Forse. Ma ancora più probabilmente Lem non poteva permettersi di tenere a freno la sua travolgente ironia, il suo amaro disincanto, la sua vis polemica – tutte caratteristiche che emergono chiaramente dalla giostra scoppiettante di battute, rimandi, allusioni, inside joke sulla quale l’autore invita i suoi lettori. Così, brillantemente e inesorabilmente esercita il suo mood satirico sugli scrittori ma soprattutto sui critici letterari, che quando si avvoltolano compiaciuti nei loro ragionamenti quasi fossero una coperta, al rassicurante calduccio del loro solipsismo trovano forse certezze professionali o umane ma di certo non il significato vero dell’opera che hanno virtuosisticamente (secondo loro) analizzato.



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