West

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1815, Pennsylvania. John Cyrus Bellmann detto Cy è un trentacinquenne alto e ben piazzato, rosso di capelli e barba. Fa l’allevatore di muli, ma è abbastanza istruito per i suoi tempi: sa leggere, conosce due o tre cose sulle stelle e possiede una bussola. È vedovo, ma la moglie Elsie – con la quale è arrivato dall’Inghilterra anni prima – gli ha lasciato una figlia, Bess, che ora ha dieci anni e lo adora. Un bel giorno Cy si presenta a casa della sorella Julie, che sta spiumando una gallina, e le fa un annuncio scioccante. Ha letto su un giornale che nel fango del remoto Kentucky sono state ritrovate ossa di animali giganteschi: “denti grandi come zucche, scapole larghe come un’aia, mandibole che facevano pensare a una testa alta quanto un omaccione”. Creature sconosciute, enormi. Che secondo Cy vivono da qualche parte nei territori inesplorati del West. E lui si è messo in testa di andarle a cercare, viaggiando per più di 3200 chilometri, raggiungendo prima St. Louis, poi seguendo il fiume Missouri fino alle montagne. Ha consultato un paio di mappe ma le ha trovate piene di lacune e ha deciso quindi che si affiderà ai diari “della spedizione del vecchio presidente, quella intrapresa dai due famosi capitani”, Lewis e Clark. Alla sorella – che intanto lo sta guardando con gli occhi sgranati – dice che conta di stare via “qualcosina più di un anno… ma non più di due” e che a Julie e Bess lascerà il bestiame, l’orologio e l’anello d’oro di Elsie. La sorella va su tutte le furie, gli domanda se per caso non è impazzito e gli spiega a brutto muso che farebbe meglio “a impiegare il tempo in modo sensato, per esempio andando in chiesa o trovandosi un’altra moglie” invece di abbandonare in quel modo una bambina di dieci anni. Cy però non vuole sentire ragioni, ormai in testa ha solo quella pazzesca missione, Julie non può far altro che piangere e mettere il fratello “nel novero degli scomparsi e degli squinternati”, convinta che questa idea porterà lui alla morte e lei e la nipotina alla sventura…

Il primo romanzo di Carys Davies, gallese che ha lavorato e vissuto per undici anni a New York e Chicago, ridefinisce il concetto stesso di minimal chic. Breve, secco, elegante, affilato, senza una parola in più rispetto al necessario, questo bellissimo West è la storia di un’ossessione che stravolge la vita di una tranquilla famiglia di coloni dei primi dell’Ottocento. Con la stessa cocciutaggine dei muli che alleva, il protagonista (che poi non è esattamente il protagonista, perché i personaggi di Bess e della giovanissima guida shawnee Donna Vecchia Da Lontano hanno uguale dignità e spazio, nella trama) decide di mandare tutto in malora e partire per un viaggio pieno di incognite e pericoli. La Davies per fortuna non ci propina la trita e ritrita retorica sulla “voglia di West” di quest’uomo, sulla forza irragionevole che lo spinge a ovest per inseguire un sogno, anzi l’idea di Bellmann pare al lettore sin dalle prime pagine nient’altro che una follia e tale rimane sino al finale (che non sveliamo, ma che è amaro e malinconico e contiene persino un colpo di scena, cosa che è essa stessa un colpo di scena, visto lo stile del romanzo). Paesaggi esteriori e paesaggi interiori si alternano senza soluzione di continuità in questo western dell’anima che non è certo un romanzo d’avventura, ma una storia intimistica e struggente. Nella quale però ci sono anche indiani, trapper, praterie sconfinate, gelide montagne. E persino dinosauri.



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