White jazz

Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Il tenente Dave Klein sa come tenere il piede in due scarpe, per l’esattezza quella della mafia e quella degli alti papaveri della polizia. Lo chiamano l’Esecutore, ha al suo attivo un certo numero di omicidi e si barcamena tra un lavoro sporco e l’altro, tra un favore fatto e uno reso. È il 1958 e Los Angeles è uno dei covi di malaffare più fetenti d’America. Non che a Klein dispiaccia, anzi, sa come cavarne il proprio tornaconto. Quando gli affidano in custodia il testimone chiave di un’inchiesta federale sugli intrallazzi fra malavita e boxe, non ci mette niente ad “aiutarlo” a volare dalla finestra. A qualcuno l’incidente fa piacere. L’FBI però non gradisce e la lista dei nemici di Dave si allunga. Cambio di scena. A casa dei Kafesjian, ricchi e buzzurri spacciatori che vanno a braccetto con parte della squadra narcotici, viene compiuto un furto anomalo, che sa di vendetta personale: poca refurtiva, molti danni, compresi due dobermann sventrati. La famiglia preferirebbe evitare intromissioni, ma il capo dell'Ufficio investigativo, Edmund Exley (vecchia conoscenza) si impunta ad approfondire la faccenda e tocca a Klein occuparsene. Altra storia: il produttore e magnate Howard Hughes (lo strizzatette con follia igienista a cui Scorsese ha dedicato “The Aviator”) lo incarica di tenere sotto controllo l’attrice ed ex prostituta Glenda Bledsoe, che ha lasciato la sua scuderia per interpretare un B movie finanziato dal gangster Mickey Cohen, con un titolo degno del migliore Ed Wood (“L’attacco del vampiro atomico”). Klein comincia a marcare Glenda, ma ci prende troppo gusto e questo non è prudente neanche per uno sbirro scafato come lui...

In ogni noir che si rispetti c’è una donna che non si dovrebbe amare, un potente che sarebbe meglio non sfidare, ricordi che non ne vogliono sapere di sbiadire. James Ellroy segue le regole e con White jazz mette al centro della scena l’anti-eroe Klein braccato da federali, delinquenti e poliziotti, ossessionato da una passioncella incestuosa per la sorella e innamorato di una bionda tutta gambe e seno, che è chiaro come il sole che gli complicherà la vita. Il plot intricatissimo è una prova di resistenza e di memoria per il lettore, e questa non è una novità per chi frequenta i libri di Ellroy. Quel che cambia è invece lo stile, un lungo flashback raccontato da Dave in prima persona in un soliloquio allucinato e concitato che fa pensare a Hubert Selby jr. e al suo inferno metropolitano di Brooklyn. Il minimalismo linguistico controbilancia la sovrabbondanza debordante dell’intreccio. Periodi ridotti all’osso si incalzano e si sovrappongono in un ritmo rapido e dissonante come le note del bebop suonato nei jazz club battuti dal tenente nel corso delle indagini. Dave Klein è un perfetto esemplare di figlio di buona madre. Un bastardo dentro cinico, corrotto, immorale. Eppure alla fine ci ritroviamo a stare dalla sua parte quando sigilla il romanzo con le parole che direbbe alla sua Glenda, se mai un giorno potesse rivederla: “Dimmi qualcosa. Dimmi tutto. Annulla il tempo che ci ha separati. Amami, fiera, nel turbine dei pericoli”. Una di quelle frasi che il cinema hollywoodiano degli anni Cinquanta ha reso memorabili e che chiude in bellezza, con un rigurgito di romanticismo amaro, l’ultimo capitolo della tetralogia di Los Angeles.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER