Wireless

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Dicembre 1935. In un vagone dell'Express Parigi-Genova Guglielmo Marconi giace accasciato a terra, colto dall'ennesimo attacco cardiaco. Un piccolo malore, niente di grave sostiene l'interessato, eppure non è il primo e non sarà neanche l'ultimo. Nulla riesce tuttavia a fermarlo: prosegue imperterrito con i suoi ritmi di lavoro massacranti, i viaggi, le riunioni, le conferenze, i consigli di amministrazione...
Determinato, caparbio, ossessionato da un'idea fissa: dimostrare che le onde radio possono coprire lunghe distanze e persino superare ostacoli. Un Marconi ripulito dalla patina degli anni e dei cliché e osservato con gli occhi del cittadino dell'era digitale che molto deve proprio a quel ragazzo italiano arrivato a Londra assieme alla madre sotto gli sguardi incerti ed anche un po' impauriti dei vicini, che ne storpiano il cognome in “Macaroni” e ne spiano gli armeggiamenti attorno a strane scatole e misteriosi attrezzi. All'inizio guardato con scetticismo, ostacolato dai fornitori dei cavi e da concorrenti dai nomi “ingombranti” come Nikola Tesla e Karl Ferdinand Braun, il Marconi raccontato da Chiaberge è – prima che scienziato – un uomo e un imprenditore. Ciò che l'ha distinto dalle altre grandi menti dell'epoca è proprio “l'istinto animale per il business” e anche una “capacità inesauribile di mettersi in discussione, di imparare dai propri errori, di ripartire da zero quando necessario”. Diviso tra Italia ed Inghilterra, condizionato dalle donne della sua vita: la madre, le sue due mogli, qualche amante. Eppure l'immagine che traspare tra le righe del racconto di Chiaberge è quella di un uomo profondamente solo. Nonostante le recenti polemiche mosse dalla figlia Elettra, che aveva chiesto la revisione di alcuni passi inerenti la formazione religiosa del padre, Chiaberge ha ritenuto di mantenere intatta l'edizione originale. “L'avvicinamento al cattolicesimo di Marconi – spiega l'autore - ...è legato al suo secondo matrimonio...la Storia si fa con i documenti, e non con i ricordi personali dei familiari che, ovviamente, rispetto”.

 

 

 

 
 
 
 
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