Wojtyla segreto

Wojtyla segreto
La genesi dell’uomo e del papa Giovanni Paolo II appare indispensabile per capire o almeno essere più consapevoli dei significati del suo pontificato. Attraverso la visione e/o il reperimento di documenti, fino a pochi anni fa top secret, leggiamo storie di preti infiltrati, di cimici e pedinamenti dei servizi segreti polacchi per indebolire un uomo di fede scomodo al regime già prima di diventare papa. Divenuto pontefice alla fine degli anni settanta, Giovanni Paolo II impegnerà buona parte degli anni ottanta, tra l’altro, a finanziare Solidarność con i soldi dello IOR, probabilmente frutto anche di riciclaggio di denaro sporco e dei traffici della mafia. All’epoca di Wojtyla, la Banca vaticana è già gestita, in modo spregiudicato dal cardinal Marcinkus. Interviste e nuove ricostruzioni fotografano la Chiesa ai tempi di Wojtyla come un’istituzione caratterizzata ben più dall’impegno politico e dallo sforzo finanziario che non da aspetti teologici o, più semplicemente, legati alla fede. Un fiume di soldi, dalla provenienza carsicamente misteriosa, attraversano paradisi fiscali e finiscono, come per incanto, nelle tasche del movimento polacco Soldarność come di altri, ben più dubbi, movimenti di resistenza al comunismo e/o marxismo. Anche l’ultimo quindicennio del suo pontificato si caratterizza per la campagna denigratoria, quando non distruttiva, praticata da Giovanni Paolo II e dalla curia romana contro il cristianesimo del dissenso e contro i teologi della liberazione. Singoli religiosi e movimenti cristiani vengono duramente ostacolati o repressi in diversi momenti e a diverse latitudini; per contro, a sanzionare l’esaltazione del conservatorismo delle gerarchie ecclesiali, Giovanni Paolo II conferisce la prelatura personale all’Opus Dei di Josemaria Escriva de Balaguer...
Quei fatti vengono ben ricostruiti dal vaticanista de “La Stampa” Giacomo Galeazzi e dal giornalista e scrittore Ferruccio Pinotti: apprenderli può essere utile per i credenti, per gli agnostici, per gli atei. Dagli anni di Cracovia, dai primi sponsor politici all’interno della Chiesa, dalle scomode amicizie (come quelle col cardinale americano Marcinkus, col vescovo cecoslovacco Hnilica – entrato anche nella vicenda della morte di Calvi – e col consigliere della sicurezza americano Brzeziński), dalla pioggia di soldi al sindacato polacco Solidarność traspare l’atmosfera di un romanzo dalle ambientazioni noir, scritto quasi con uno stile da thriller psicologico, dove si incontrano personaggi come Sindona, Gelli, Pippo Calò, Flavio Carboni, Francesco Pazienza, ma anche diverse voci critiche, pure interne al Vaticano, ostili alla beatificazione lampo. Voci critiche, non fosse altro che per motivi di prudenza o di rispetto verso altre figure che, non certo dal soglio più alto, hanno combattuto contro regimi feroci e, spesso, dato la vita. Un esempio per tutti: Oscar Romero, vescovo di San Salvador, trucidato mentre celebrava una messa: anche lui possibile santo, ma con diversi oppositori alla sua beatificazione, cardinali per lo più vicini a Wojtyla e al suo successore Joseph Ratzinger. A detta degli stessi autori, non è un libro di denuncia, che tenda a costruire una campagna contro la figura di Wojtyla o a mettere in discussione il suo carisma e le qualità di autentico trascinatore di folle. La beatificazione lampo di Giovanni Paolo II sembra tuttavia, dall’attenta e consequenziale lettura dei fatti, una decisione politica populistica, che utilizza l’accorato urlo dei milioni di fedeli arrivati a Roma per partecipare al funerale del pontefice, “Santo subito!”, un urlo istintivo ed estraneo a qualsiasi manovra di potere, per non “rispondere con la semplice, pulita verità dei fatti”. Attraverso la palese strumentalità del repentino processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II la Chiesa celebra la sua ossessione secolare per il potere. Prendiamo a prestito le parole del teologo Giovanni Franzoni che, nel corso del processo di beatificazione di Karol Wojtyla (7 marzo 2007), afferma: “È mio dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere …. L'ansia con cui molti ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che Wojtyla sia lasciato al giudizio della storia”. Ad arricchire il volume sono anche la prefazione di monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente Cei per l’immigrazione, postulatore per la causa di beatificazione di don Pino Puglisi, e l’appendice, appena citata, con la deposizione giurata del teologo Franzoni, durante il processo di beatificazione.

 

 

 

 
 
 
 
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