Woody Allen e la filosofia

Woody Allen e la filosofia
Woody Allen, oltre quarant’anni sulle scene cinematografiche, più di quaranta film diretti, non so mai quanti libri scritti e ancor più volumi che analizzano la sua figura. Non solamente la sua opera registica, ma il suo personaggio in toto. Il suo saper mettere tutto sé stesso in un film, il suo mettere in bocca citazioni colte, intellettuali e snob a gran parte dei protagonisti delle sue opere, la sua capacità di avere una filmografia allo stesso tempo sterminata e coerente; il paradosso di essere contemporaneamente uno dei più grandi cantori della città di New York, ma di essere costretto a batter cassa in Europa per poter continuare a far cinema, le sue moglie e gli scandali sessuali che lo coinvolsero. Insomma di Woody Allen si è detto tanto. Proprio per questo l’uscita di un nuovo volume incentrato sul regista in questione non fa tanto parlare di sé. Certamente possono essere rilette le vecchie pellicole alla luce della svolta (?) europea del regista americano o ci si può scontrare su quanto il suo cinema possa essere considerato ogni volta la fotocopia di se stesso o viceversa ogni pellicola sia l’evoluzione di uno stile ed un modo di intendere la vita...
Molto spesso però tanto inchiostro non aggiunge altro alle ottime pubblicazioni che si sono lette qualche anno addietro. Ma le eccezioni a conferma della regola sono sempre dietro l’angolo. Woody Allen e la filosofia è una di queste. I due autori radunano una folta schiera di accademici e filosofi americani (e questa è un’informazione tutt’altro che superflua per chi conosce l’approccio filosofico statunitense tanto diverso da quello europeo) e affidano loro saggi che analizzano la filosofia da “cocktail party“ dell’autore statunitense. Che non significa filosofia spicciola, quanto piuttosto un’approccio ludico e disincantato alla materia, infarcito di riferimenti cervellotici ed cerebrali, ma con un pensiero laterale che guarda al cinema come mezzo di comunicazione comunque di massa. Questo rende Woody Allen un ossimoro vivente: i suoi film e i suoi libri possono essere compresi fino in fondo solo da chi ha più che i rudimenti di filosofia, letteratura americana ed europea, conoscenze della storia del jazz e del blues, ma nonostante questo gli amanti del suo cinema sono innumerevoli. Forse proprio perché i suoi personaggi sono capaci di filosofeggiare su Kierkegaard sorseggiando un Martini seduti in un fumoso locale di Manhattan. La filosofia non è solo messa in bocca ai protagonisti del suo cinema, ma permea le sue pellicole dal primo all’ultimo fotogramma. Se infatti filosofia è interrogarsi sui perché della vita tutta l’opera alleniana, così profondamente dubbiosa anche sul proprio significato, ne è un perfetto distillato. Il libro è diviso in tre atti: la prima parte esplora alcuni dei temi più ricorrenti all’interno dell’opera alleniana ovvero la moralità ed il senso della vita. Curiosa ed intelligente la scelta di affidare a due filosofi con visioni antitetiche due saggi tanto simili: il primo vede il cinema di Allen come sistematicamente pessimistico, l’altro non può fare a meno di individuarvi un ottimismo pragmatico. La seconda parte del volume contiene saggi che analizzano gli aspetti filosoficamente più significativi delle tecniche di Woody Allen come regista e scrittore. Inevitabile che si soffermino quindi sul paradosso già citato del gap tra intelleggibilità del suo cinema e folta schiera di fan. A chiudere il volume cinque saggi che studiano altrettante pellicole del regista dal punto di vista filosofico, morale ed etico. Nonostante Woody Allen e la filosofia non sia un libro di facilissima lettura, ha il non risibile pregio di poter essere letto un saggio alla volta. I quindici interventi, pur facendo parte di un unico e coerente corpus, non necessitano infatti una lettura progressiva. Non solo si può quindi facilmente passare di palo in frasca, ma si può interrompere la lettura qualora diventasse un po’ troppo pesante. Un pregio non da poco per un volume che ha come unico difetto quello di non essere certamente il classico “libro della buonanotte”.

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