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Irvin Mirsky a 24 anni è già un tossico all'ultimo stadio. Ma non è drogato di eroina, di cocaina o di anfetamine, no. Ha una dipendenza invincibile dalla pornografia on-line. Ha provato l'analisi, le terapie di gruppo, il ricovero in cliniche per la disintossicazione o in comunità alternative, si è fatto visitare dai più grandi luminari del suo Paese spendendo tutta l'eredità lasciatagli dai genitori scomparsi, ma niente. Allora parte dalla natia Bratislava per un viaggio di 10.000 chilometri nelle regioni più remote dell'est Europa, inseguendo l'assenza di roaming e di connessione internet e dilettandosi nell'altra sua grande passione, la fotografia. Proprio grazie al suo talento dietro l'obiettivo, si aggiudica una borsa di studio in Germania: la notizia lo raggiunge in uno sperduto ufficio postale nella steppa, e lo costringe a interrompere le sue peregrinazioni per recarsi a City, la nuova algida megalopoli sorta dal nulla in soli 3 anni e divenuta capitale della Supereuropa, una foresta di palazzi ultramoderni e locali porno. Qui Irvin trova alloggio in una sorta di casa dello studente dove per tre mesi verrà mantenuto in cambio di qualche foto da scattare in giro per City. Il problema è che in camera ha a disposizione un computer fiammante e una connessione a banda larga. Avviare il pc e ricadere nella sua ossessione è un tutt'uno...
Visionaria, disperata, pervasa da una irresistibile ironia, l'ucronia (il romanzo è ambientato in un ipotetico futuro prossimo dove esistono bambini con nome e cognome sponsorizzati e l'unione politica europea è una realtà) del giovane talento letterario slovacco Michal Hvorecký è un libro assolutamente sorprendente. Il registro surreale si alterna ad atmosfere da noir inquietante, l'erotismo più sfrenato lascia il posto a una sorta di sghemba storia d'amore eppure il lettore non avverte salti o cesure, cullato dal ticchettio degli ingranaggi perfettamente oliati dello stile dell'autore, che sfoggia una padronanza della penna che ha del miracoloso in un 29enne (Hvorecký è del 1976 e XXX del 2005). Grande metafora del vuoto generazionale che chi è stato bambino all'Est attorno al crollo del regime sovietico non può non aver provato, XXX puzza di plastica bruciata e di profilattico. E anche dopo aver messo via il libro, l'odore non vuole saperne di andarsene dalle dita.

 

 

 

 
 
 
 
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