Yoani Sánchez - In attesa della primavera

Yoani Sánchez - In attesa della primavera
Una blogger cubana che scambia mail con Barack Obama, che racconta Cuba e che rappresenta una voce fuori dal coro, la sua ribellione a “un’utopia che non è la mia”. Un viaggio a Cuba, dentro Cuba, immersi in una realtà lontana dal turismo conformista: case diroccate a causa degli uragani, moneta non convertibile, salari mensili insufficienti, niente taxi, solo trasporto pubblico, niente ristoranti, niente voli, ossessione per il cibo. Che non c’è. Il quartiere Centro Avana è il più popolato della capitale e odora di miseria. Ma Yoani lo ama: è qui che è nata e che ha vissuto fino all’età di quindici anni. E lo racconta attraverso i post nel suo blog, Generación Y. Ci sono i nomi e i sapori di cibi mai gustati, i russi che invadono Cuba con la loro arroganza, il porto di Mariel che ha visto partire, denigrati, tanti cubani dissidenti, la costrizione alla condivisione e l’indottrinamento, il primo albero di Natale a diciassette anni e poi finalmente il satellite e Internet che, paradossalmente nonostante le limitazioni di accesso, portano ai cubani notizie di loro stessi. Insieme a quel bisogno di indipendenza…
Ma chi è Yoani Sánchez? In attesa della primavera ce la racconta fin dalla nascita, attraverso i suoi scritti e le interviste, gli interventi con un pubblico internazionale e le sue personalissime riflessioni affidate alle pagine di un blog che scrive ma che non può vedere. Le parole di Yoani restano dentro, ironiche e pungenti, svelano la realtà senza nascondimenti. Si comprende pienamente quello che oggi la blogger (ritenuta uno dei personaggi più influenti nel panorama internazionale) scrive solo alla luce della sua storia e alla luce della storia del suo Paese: quello che è lei oggi non sarebbe stato senza quello che ha vissuto e gli incontri che ha fatto. Giordano Lupi, che cura il blog di Yoani per il quotidiano “La Stampa”, raccoglie e ordina gli scritti, i post, le interviste e ne fa una narrazione: il racconto della vita di Yoani, la ragazza fuggita da Cuba e poi ritornata perché vuole restare, perché ha deciso che non vuole “vivere fuori da Cuba, ma in un’altra Cuba”. Nonostante la macchina del fango la dipinga come una Mata Hari alle dipendenze della CIA, fino ad accusarla di non esistere. “Una lapidazione che non avrà mai fine” come lei stessa tristemente ammette. Ma la narrazione biografica è anche il racconto della solidarietà civica che la sostiene: i blogger cubani indipendenti, i traduttori di Generación Y, tutti quelli che inviano messaggi e post quando lei non ha la possibilità di collegarsi alla rete, i commentatori del suo blog. Yoani non è sola e lotta per la libertà di associazione, contro la violazione del diritto di uscire e rientrare dal proprio Paese, contro la censura. “Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee”. Era Voltaire. Ed era il 1700. Da allora cosa è cambiato?

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