Zero

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Arriva sempre il momento di ricominciare nella vita, quel momento in cui a 360 gradi ben poco è rimasto in piedi tutto intorno. È quello il momento “zero”, quello in cui, cioè, in mezzo ai frammenti, ai tanti frammenti di una vita rimasti dopo un amore finito, un lavoro perso, i mille dubbi che lasciano, il dover ritornare per forza indietro, ritrovandosi nella casa di origine con i propri genitori, si decide di rialzarsi e, pur nella sofferenza, di cominciare a far pulizie per ripartire. Anche per Davide è così. Eppure pensa che lei “sia come un vestito di seta, capace di adattarsi a ogni piega dei suoi desideri”. Ci crede nel “per sempre” e ha scelto un lavoro certo, piuttosto che inseguire il sogno di viaggiare e imparare nuove lingue, quel sogno che a vent’anni, mentre si stava organizzando per partire, è stato interrotto da un attentato nella metropolitana di Londra. Si ritrova così a osservare lo sfacelo attuale della sua vita davanti a un santuario medievale di campagna, con affreschi esterni in corrispondenza alle stazioni della Via Crucis. E si confronta con Lui, consapevole che i suoi drammi non sono certo paragonabili a quelli lì rappresentati. Comincia un dialogo, più che altro con se stesso. Uno sconforto senza fine, solo a pensarci e un peso che comincia a sciogliersi in lacrime con la consapevolezza e il forte senso di colpa, di essere la sola causa dei suoi problemi. Ma le lacrime, si sa, sono necessarie per scaricare dolori e tensioni e forse da qui ricominciare. Così Davide, sollevato da tanti pesi spirituali, entra in chiesa, si fa il segno della croce e si presenta: “Sono pronto a saldare il mio conto. Ho perso la via. Voglio solo una direzione”...

È di sicuro alquanto curioso che in molti (troppi forse), di ritorno dal Cammino di Santiago de Compostela decidano di scrivere un libro sulla loro esperienza. Lo fece nel 2002 anche l’attrice Shirley MacLaine, raccontando la sua testimonianza. Ognuno con un punto di partenza diverso, non sempre e necessariamente un “punto zero”, per dirla come racconta Davide Oldani. Di certo con background diversi e una montagna di sensazioni diverse, ma con la stessa medesima voglia di raccontare. Certo, in barba a tutte le esperienze vissute, alle spinte determinanti, alle motivazioni, il percorso è indubbiamente forte, così come lo sono gli incontri e i luoghi lungo i mille chilometri di Cammino. A volte è la curiosità, a volte desiderio, a volte travaglio interiore dovuto a mille carenze o magari alle mille peripezie della vita: quello che è certo è che il racconto orale o scritto è quasi un esito univoco. Forse la curiosità di chi intraprende il Cammino senza una motivazione fondante arriva proprio da qui: tutti i racconti sono talmente profondi e talmente ricchi di esperienze spirituali che ognuno vorrebbe trovare e provare le proprie. Già, perché a volte non c’è proprio quel “punto zero” di partenza, ma di sicuro c’è un vuoto esistenziale non dichiarato, non compreso, non chiaro. Una necessità di ridare un senso ai nostri giorni con, al tempo stesso, l’incapacità di trovarlo comunque dentro di noi. Forse è proprio qui che si spiega la necessità di raccontare la propria esperienza del Cammino, nel costituire un esempio e una motivazione per avviare la ricerca del proprio sé e della propria serenità interiore. E non è, nonostante venga da più parti definito “pellegrinaggio”, un percorso soltanto religioso. Di sicuro c’è molto di più...

 


 

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