Zia Sass

Zia Sass
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“Si chiamava Christina Saraset. Era una persona molto particolare. La particolarità stava nella straordinaria, e per me affascinante, discrepanza fra il suo comportamento esteriore e la sua interiorità”. La zia Sass è dispotica, scontrosa, disapprova in via di principio qualunque proposta con il più classico dei “Che grande scemenza”. Poi però il giorno dopo manda un assegno per agevolare il progetto. Non si è mai sposata, ma “...in lei c’era qualcosa, qualcosa che trapelava da sotto il guscio coriaceo: un’aria, un sentore, un mormorio – l’inconfondibile essenza di una persona che è stata colpita al cuore dall’amore”… Ah Wong compare un bel giorno nella cucina della famiglia della scrittrice. Per i bambini è un sollievo soprattutto sapere che non dovranno più mangiare il budino alla tapioca, piatto forte del precedente cuoco. Ma ben presto è chiaro a tutti che “Ah Wong non era soltanto il cuoco della famiglia. Ne era il padrone”… Johnny Delaney. Impossibile ripensare ai campi di canna da zucchero senza ripensare a lui: piccolo, magro, irlandese. Un fantino, dice di essere. Con il dono della preveggenza. In realtà è uno stalliere tuttofare con velleità di puericultore: “Radici germogli e frutta andavano mangiati ogni giorno (…). Un bambino capriccioso non andava mai sculacciato ma ‘spedito dritto filato a Coventry’. Era sua ferma e tutto sommato giusta convinzione che non rivolgere la parola a qualcuno fosse la peggiore delle offese”…

Per chi è nato tra gli anni ’60 e ’70 guardare Mary Poppins durante le vacanze di Natale era una sorta di appuntamento fisso, irrinunciabile. Per questo motivo, i lettori che oggi hanno intorno ai cinquanta anni (e anche meno, come me) ameranno o odieranno questi tre piccoli racconti inediti. Perché due reazioni così opposte? Perché coloro che ricordano la tata con l’ombrello con dolcezza non troveranno possibile vederne i prodromi nelle fattezze da bulldog della Zia Sass. D’altra parte è noto a tutti che la versione “edulcorata” di Walt Disney non convinse mai del tutto la sua autrice, propensa invece a dare spazio nella pagina ai sentimenti meno “luminosi” che anche i bambini hanno: paure, tristezza, consapevolezza della morte. Ma coloro che ricorderanno con nostalgia la fermezza di Mary Poppins e la sua capacità di trattare i piccoli con il rispetto solitamente riservato ai grandi la ritroveranno in queste pagine. Tradotto da Martina Testa, illustrato con i disegni di Gillian Tyler (non Gilian, come erroneamente riportato sul volume), Zia Sass è il perfetto regalo di Natale, perché proprio per Natale l’autrice regalò questi racconti, ancora inediti, a familiari e ad amici. Dentro c’è l’infanzia di Pamela Lyndon Travers e tutta la sua straordinaria capacità di prendere sul serio i bambini.



 

 

 

 
 
 
 

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