Zitto e muori

Zitto e muori

Julien Makambo è originario del Congo-Brazzaville, Paese in cui il suo cognome significa letteralmente “guai” . Quasi un destino, quello di Julien, dato che si trova attualmente in una prigione francese, con il nome di José Montfort, a condividere i pochi metri quadrati di una cella con Fabrice Lorient, quarantenne palestrato ossessionato dai muscoli e dall’amore per la bella moglie. Fabrice tra i due detenuti è sicuramente il capo, e Julien impara presto a starsene zitto e per i fatti suoi. Solo che le domande sul perché si trovi rinchiuso in gabbia e se davvero, come si vocifera tra i corridoi della prigione, abbia avuto a che fare con il famoso ‒ alle cronache ‒ omicidio di rue du Canada, del XVIII arrondissement, si fanno pressanti. Così Julien inizia a scrivere un diario, partendo dal suo arrivo in Francia, organizzato dal “fratello maggiore” (ma in realtà cognato) Pedro, che lo ha da subito ospitato nel monolocale di rue de Paradis, con altri cinque connazionali: Moussavou, detto “il Vecchio” per la sua saggezza e la sua lunga permanenza in Francia; Prosper, detto il “mangiacoccodrilli” per la predilezione culinaria della carne di coccodrillo, tipica della gente del Nord del Congo; Désiré, suonatore estroso che riesce a portarsi a casa una ragazza diversa ogni sera; Bonaventure, nemico accanito di Julien ed infine Willy, il giovane mite e flemmatico del gruppo...

Alain Mabanckou è uno scrittore e poeta congolese le cui opere non solo hanno ricevuto diversi riconoscimenti (ricordiamo, tra gli altri, il Premio Renaudot nel 2006 per Memorie di un porcospino) ma sono state tradotte in più di 15 lingue ed alcune di esse adattate per il teatro. L’autore risulta, inoltre, essere il primo autore francofono dell’Africa subsahariana edito dalla Blanche di Gallimard, una tra le più prestigiose case editrici francesi. I suoi ultimi lavori sono pubblicati in Italia dalla casa editrice indipendente 66thand2nd nella collana B-polar, il cui nome ha origine da quel genere sviluppatosi in Francia ‒ il polar, appunto ‒ che racchiude le opere letterarie e cinematografiche a metà strada tra il poliziesco ed il noir. Al di là di ogni riconoscimento e merito, il romanzo di Mabanckou è davvero un piccolo, colorato, irriverente gioiellino che non potete perdervi. Le sole descrizioni dell’abbigliamento ricercato dei protagonisti del libro (in quanto appartenenti alla Sape, la Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes), pronti a dormire in cinque in un solo locale sopra ad un materasso appoggiato a terra, ma a non farsi mancare delle sgargianti scarpe firmate nel guardaroba, valgono la lettura. L’assenza di giudizio, per questi personaggi che il confine della legalità l’hanno sorpassato ampiamente, rende ancora più interessante la scrittura, così vera e diretta, dando vita con mano sicura e creativa a personaggi indimenticabili.



 

 

 
 
 
 

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