Zombie Walk

Zombie Walk

Quello degli zombie è un fenomeno vastissimo che, soprattutto negli ultimi anni, grazie alla letteratura e al cinema – ma non solo, è entrato a far parte dell’immaginario collettivo. Tant’è che, ad esempio, circolano pseudo-notizie che riguardano una dozzina di casi un cui ci sarebbero stati degli attacchi che ricordano molto quelli che siamo abituati a vedere nei film horror. Dunque, allo stato attuale, “gli unici a godere di buona salute sono i morti e […] noi nevrotici frequentatori di queste sovraffollate lande abbiamo le ore contate. Gli Stecchiti, i Macellati, i Purulenti e i Frollati abitatori delle terre cimiteriali […] si stanno muovendo in comitiva per prendere il nostro posto. Premono, bussano e latrano con le loro gengive sdentate per afferrare al volo un tiepido boccone di carne respirante”. Insomma, gli zombie sono già tra noi, perché in fondo, soprattutto negli ultimi periodi, che ci hanno abituato alla morte in diretta e all’esposizione di cadaveri, come dimostrano le foto (ritoccate ad hoc?) post mortem di Gheddafi e Saddam Hussein, giusto per citarne qualcuno, siamo abituati a convivere con la morte. Con i morti. E con gli zombie…

L’irresistibile ascesa di un mostro senza qualità: è il sottotitolo che campeggia sulla copertina di Zombie Walk, vero e proprio saggio antropologico, sociologico, letterario, cinematografico e di costume scritto da Gianmaria Contro, uno che di horror e affini se ne intende, eccome. Membro permanente di “HorrorMania” e autore di “ThrillerMania”, Contro lavora, tra gli altri, per Sergio Bonelli, di cui è curatore di diverse collane. Il saggio di Contro è un vero e proprio universo su una delle figure che ultimamente infesta il cinema, la letteratura e l’intero immaginario collettivo del nuovo millennio: quella dello zombie, appunto. Ma Zombie Walk, come avverte la quarta di copertina, non è “l’ennesimo repertorio per cinefili horror-maniaci, né uno dei tanti tentativi di trasformare il Living Dead in una più o meno astrusa metafora sociopolitica”; è piuttosto un saggio che affronta il fenomeno da diverse angolazioni, in una prospettiva diacronica e diatopica, andando a pescare le diverse forme che la figura del morto vivente ha assunto nelle varie culture. Un saggio che, dando molte (personali) risposte, dà vita ad altrettante domande con coraggio e originalità.



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