Zona d’ombra

Zona d’ombra

Bennet Omalu è giunto negli Stati Uniti nel 1994 dalla Nigeria. Ha avuto la possibilità di usufruire di più borse di studio per poter studiare in America divenendo uno dei più celebri neuropatologi statunitensi. Durante una delle sue autopsie Omalu si ritrova a dover analizzare il corpo di Mike “Iron” Webster, uno dei più noti giocatori di football americano, morto all’età di cinquant’anni. Ed è lì che Omalu si rende conto che qualcosa non va. Mike Webster presenta moltissimi microtraumi cerebrali che possono essere compatibili con la sua improvvisa dipartita. Omalu è un giovane e coraggioso ricercatore e l’ipotesi che gli balza in mente è estremamente “pericolosa”: i giocatori di football americano sono sottoposti per anni ad una serie costante di ripetuti colpi alla testa che potrebbero sfociare nella CTE (encefalopatia cronica traumatica), una vera malattia degenerativa al cervello che conduce alla morte. Ovviamente la teoria di Bennet Omalu ha implicazioni gravissime, perché sottintende che la maggior parte dei giocatori di football americano mettano a repentaglio la propria vita ogni giorno nell’indifferenza generale. Purtroppo, grazie a molte altre autopsie, la sua teoria è confermata. La battaglia tra il neuropatologo e la NFL (National Football League) diviene sempre più dura: la NFL è accusata di aver consapevolmente taciuto sui pericoli a cui i giocatori sono stati sottoposti per anni per incrementare i suoi profitti economici. Omalu diviene il nemico pubblico, quello da “sminuire”, le cui teorie devono essere ridicolizzate: non resta dunque che sfidare la NFL per mantenere la propria dignità e difendere le proprie teorie – nonché tutelare la vita di molti uomini…

L’incipit di questo lungo e dettagliato reportage di Jeanne Marie Laskas è stato un articolo apparso su “GQ” nel 2009 che ha suscitato negli Stati Uniti notevole scalpore: attaccare il “sistema football” in America è paragonabile a far esplodere uno scandalo sul calcio nel nostro Paese. Bennet Omalu è stato citato in giudizio più e più volte perché la sua verità, le sue ricerche si sono immediatamente rivelate scomodissime per un sistema che ha molti milioni di dollari come fatturato. Ben presto però molti ex giocatori hanno cominciato a rivolgersi a Omalu raccontando quali fossero le loro vite: tanti avevano completamente perso la memoria, alcuni non erano più autosufficienti . La battaglia di Omalu è cominciata nel 2002 a Pittsburgh, ma poi il medico ha dovuto cambiare Stato trasferendosi in California per essere libero di proseguire le sue ricerche. Jeanne Marie Laskas racconta la storia su due piani paralleli: da un lato la vita privata del neuropatologo nigeriano e dall’altra l’evoluzione della sua ricerca, fino a che la sua vita privata non viene completamente “divorata” dallo scandalo che la sua ipotesi clinica ha causato. Zona d’ombra è una storia durissima, la lotta impari tra Davide e Golia, tra il sistema e la forza di volontà di un singolo scienziato che ha a cuore il benessere di uomini che sono sì simboli di forza e dello sport più popolare d’America, ma che mettono inconsapevolmente la loro vita in pericolo mentre altri si arricchiscono. La scrittura ha un taglio giornalistico e il lettore non riesce mai a staccare gli occhi dal libro tanto è intenso e coinvolgente. Laskas ci permette di avere uno spaccato della società americana che in molti non conosciamo visto che il football americano nel nostro Paese non ha un grande seguito e di conoscere una storia interessante giunta in Italia molti anni dopo aver infiammato il dibattito pubblico statunitense.

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