Zona disagio

Zona disagio
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Tornare a quarant’anni nella casa nella quale si è passata l’infanzia e l’adolescenza è sempre un’emozione forte, l’occasione per fare i conti con il proprio passato. Capita lo stesso a Jonathan Franzen, noto scrittore e intellettuale stimato, che torna a Webster Groves, all’estrema periferia di St. Louis, per curare la vendita della casa di famiglia dopo la morte della madre. Tutto in quella casa dignitosa, pulita e disperatamente fuori moda, gli parla di lei : qui la donna ha vissuto un tumore e una lunga chemioterapia completamente da sola mentre i figli continuavano la loro vita sparsi per gli Stati Uniti, da qui faceva lunghe telefonate alle nuore nelle quali si parlava del tempo, dei menù di festa e dell’aldilà, da qui è partita per l’ultimo ricovero ospedaliero della sua vita. Jonathan svuota i cassetti della casa, e trova vecchie fotografie, elenchi minuziosi di ristoranti e persino di riparazioni di elettrodomestici, album di francobolli agognati per tutta l’adolescenza lasciati dove solo lui li potesse trovare, oggetti conservati con cura per motivi misteriosi. Insomma, Franzen ritrova ricordi che credeva di aver perduto, e mentre avvia le pratiche di vendita della casa (affidandosi per pura attrazione sessuale ad una agente immobiliare dalle scarse capacità) rivive tanti episodi della sua vita con i genitori e della sua adolescenza infelice...
La Zona benessere è tra 72 e 78 gradi Farenheit : te lo hanno insegnato le discussioni infinite tra i tuoi genitori sulla temperatura dei termosifoni. La Zona disagio è invece quella nella quale sei costretto a ricordare quello che non vorresti ricordare, a fare i conti con quello che vorresti tenere sepolto nel passato, a guardare indietro a ciò che eri e riflesso nello specchio quello che sei. Ma non ti tiri indietro, no : e scrivi, racconti, confessi... O no ? Tacciato ora di egocentrismo ora di arrogante grandeur dalla critica statunitense, Zona disagio ha il difetto di sembrare - nella sua natura di ibrido tra articoli già pubblicati su riviste e ricordi d’adolescenza - un libro non indispensabile, una tappa opportunisticamente situata a metà strada tra lo scorso e il prossimo romanzo. Ancor meno indispensabili, per non dire inutili, le sperticate lodi che i critici hanno invece quasi unanimemente riservato al capitolo dedicato ai Peanuts, francamente irritante nel suo esibizionistico virtuosismo, mentre la parte memorialistica del libro è stata massacrata senza pietà. Ci pare invece che gli accenti più emozionanti e più interessanti per il lettore affezionato di Franzen si trovino proprio in "Casa in vendita", il primo capitolo/racconto del libro, e che il problema stia eventualmente proprio nell’aver voluto aggiungere altro senza proseguire sullo stesso registro, con l’aggravante di aver presentato Zona disagio come una sorta di autobiografia, quando questo è vero a malapena per un terzo del volume. Il terzo buono.

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