Zona franca

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C’è un matto a Milano che un po’ in italiano un po’ in milanese cerca di convincere la gente che il Duomo – la cattedrale, la chiama lui – va abbattuta. Nessun motivo religioso ma secondo le sue “informasioni riservate” la madonnina non è quella originale; grazie ad un accordo dei tedeschi col cardinale Schuster infatti fu sostituita e dagli occhi emette un veleno che spinge i milanesi a spendere e spandere. E anche il sant’Ambrogio che sormonterà un grattacielo in costruzione al quartiere Adriano – ventidue piani contati personalmente - avrà la stessa funzione. Irrorare e avvelenare anche la periferia. Gira giorno e notte, con la sua bici e il suo cane, parlando col megafono e attaccando volantini esplicativi – sì, anche fuori dal cimitero, perché anche i morti devono sapere - che lui stesso ciclostila. Luigi Pecchi detto ”Gigi sciagura” sembra un innocuo matto come tanti, ma allora perché ucciderlo con una Walther P38, residuo del tempo di guerra? E perché qualcuno ha fatto pubblicare il suo necrologio il giorno prima che fosse ucciso? Sarà perché prima di morire ha parlato di un noto palazzinaro con la “ragazza che scrive”? Già, Ambra Cattaneo, giornalista freelance che - stufa di essere superata da raccomandati vari ed eventuali - decide di aprire un suo sito di controinformazione. Oppure c’entrerà il fatto che il Pecchi nei suoi andirivieni lungo la via Padova ha trovato un cadavere che però quando sono arrivati i carabinieri era sparito? O magari il fatto che si vocifera di un fantomatico tesoro che Gigi Sciagura avrebbe nascosto da qualche parte? O ancora il fatto che la sua vecchia casa, in cui ospita Saturnino Sella - amico d’infanzia partigiano anche lui, detto Guantina per l’abitudine a portare dei guanti di lana a nascondere i mignoli mancanti, che parla solo a proverbi in milanese - farebbe gola a dei sedicenti agenti immobiliari? Un bel busillis per il commissario Micuzzi, coi suoi capelli rossicci, l’ex moglie che gli irrompe in casa nei momenti più impensati, la sua rabbia mista a rassegnazione per essere stato “confinato” a Città Studi per un’operazione andata male.  Non sarebbe nemmeno di sua competenza il caso, ma vuoi perché Lariccia – il collega che ha preso il suo posto – lo coinvolge, vuoi la conoscenza con Ambra che viene pestata e finisce in coma, vuoi perché Selene (un topolino di donna amica della stessa Ambra) gli si piazza praticamente in casa, si trova coinvolto a pieno titolo… Un plot giallo metropolitano attorno al quale Cassani, al terzo romanzo con protagonista Micuzzi, ha imbastito un romanzo corale di tutto rispetto, mescolando abilmente la fantasia, la storia contemporanea dagli anni ‘40 ai giorni nostri senza farla pesare, l’attualità abilmente mascherata, le passioni che muovono gli uomini e perfino l’amore. Davvero bravo a inserire in un’indagine attuale, attualissima addirittura, il passato da partigiano del Pecchi e quello da fascista del misterioso antagonista Marabelli, la storia un po’ più recente degli anni di piombo, quando i servizi segreti deviati o meno hanno condizionato tanti fatti della nostra vita. E il ritrovamento di alcuni spartiti redatti da un avvocato musicista ebreo, costretto ad abbandonare l’Italia per le leggi razziali (fatto realmente accaduto) messi in scena lo scorso anno per la prima volta al Teatro “Donizetti”. Un romanzo corale in cui non mancano né la leggerezza (che troviamo nella passione di Micuzzi per la Nardini e il Toscanello - che difficilmente riesce a gustarsi - nel pizzico di follia di Selene, che giudica le persone secondo un suo personalissimo metodo basato sui prefissi dei cellulari, nella peluria sopra il labbro che vibra all’agente Rosaria Della Vedova, una sorta di salvagente per Micuzzi) né la crudezza di certe situazioni come  morti sul lavoro, clandestini da vivi e da morti, seppelliti nel silenzio. E la politica che allunga i suoi tentacoli dovunque. Consigliato a tutti. Difficilmente qualcuno resterà deluso.

Leggi l'intervista a Massimo Cassani

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