Nemesi

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Newark 1944. Sono i primi di giugno, poco dopo i festeggiamenti per il Memorial Day. Inizia piano, un caso per volta, serpeggia senza attirare troppo l’attenzione. È solo il principio. Un caso, il primo, si registra in un povero quartiere abitato da italiani. In un mese i casi diventano improvvisamente quaranta e a luglio non è più possibile fare finta di niente. Il primo titolo sul giornale appare il 4 luglio, i genitori vengono allertati, i consigli dell’autorità sanitaria vengono presentati in toni rassicuranti. È la polio e miete le sue giovani vittime. Nessuna crisi, tutto è nella norma, la popolazione può affrontare il problema seguendo basilari norme igieniche. Non si teme un’epidemia come quella del 1916, quando morirono quasi 400 bambini. La polio che terrorizza i genitori, rende invalidi i ragazzi o li uccide paralizzandone i polmoni. Non c’è farmaco che la contrasti, né un vaccino che la eviti, non nel 1944. È un incubo anche per gli adulti, che possono essere infettati, come il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, ammalatosi a trentanove anni. Le annuali raccolte fondi chiedono il contributo di tutti e il caldo estivo, che insieme a mosche e zanzare porta anche malaria e febbre gialla, favorisce insofferenza e sospetto. Che la polio arrivi per mezzo di insetti? Gatti e cani randagi? Piccioni? Nel dubbio meglio sterminare gli animali. La paura cresce, ai ragazzi sono vietati i luoghi pubblici, piscine, cinema, biblioteche. Il contatto fisico è proibito. Chi può permetterselo trascorre l’estate nelle villette a Bradley Beach, gli altri restano in città, a giocare a softball in balia dell’afa nel campo della scuola, sotto lo sguardo miope dell’allenatore Bucky Cantor, esonerato dalla leva, ottimo atleta e giovanotto tutto d’un pezzo…

Malattia antica la poliomielite, la malattia di Heine-Medin, accertata fin dalla preistoria. Il virus paralizzò e uccise per secoli e raggiunse la sua massima estensione tra il 1940 e il 1950 in tutto il mondo. Da questo momento lo studio per lo sviluppo di un vaccino viene portato avanti con grande impegno negli Stati Uniti grazie al batteriologo Jonas Edward Salk, per poi perfezionarsi ulteriormente con Sabin e Cox. I primi vaccini anti polio raggiungono l’Italia nel 1958 salvando numerose vite. Pubblicato nel 2010 a un anno di distanza da L’umiliazione, l’opera Nemesi fa parte di uno dei periodi letterari più fertili per Philip Roth, autore instancabile che attinge a molteplici spunti in un altalenante produzione di romanzi capolavoro e romanzi meno incisivi. Il tema scelto in questo caso non è certo tra i più leggeri. Spicca la figura di Mr Cantor, coi suoi dubbi, le sue paure e i suoi sensi di colpa. Fare la scelta giusta nella vita non è sempre facile e la resa dei conti giunge tardi. Il confronto con sé stessi è la prova più ardua che un essere umano deve affrontare. Lo stile inconfondibile di Roth, la capacità di scavare nell’animo umano, la descrizione spietata e intensa di una realtà che fa male, del clima di sospetto e paranoia nutrito dall’ignoranza e su cui aleggia il tormento per la guerra di quel terribile momento storico, fanno di Nemesi un romanzo indimenticabile, una storia che sconvolge, lascia il segno.



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