Mentre il mondo vive un periodo sospeso, nell’attesa di cogliere il presente e immaginare il futuro, le biblioteche di pubblica lettura continuano a lavorare a un comune progetto nazionale di cooperazione, definito non a caso Rete delle Reti (RdR). Ed è proprio grazie a questo ininterrotto lavorìo che il 5 maggio scorso, in un’Assemblea costitutiva on-line cui hanno partecipato oltre cinquanta delegati, si sono poste le fondamenta per una Consulta nazionale dei sistemi bibliotecari.

A poco più di sei mesi dalla presentazione della Rete delle Reti, infatti, sono già 26 i sistemi che vi hanno aderito. In totale un migliaio di biblioteche. Insieme dispongono di un patrimonio – cartaceo e digitale – di oltre dieci milioni di documenti. Dal nord al sud, sono 820 i Comuni rappresentati, sette le Regioni - Calabria, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto - e un bacino di utenza di 7 milioni e 300mila abitanti.

Due gli organismi preposti alla governance: oltre alla Consulta, organismo di indirizzo politico - costituita da un rappresentante di ogni singolo Ente firmatario – opera anche il Comitato di coordinamento, affidatario dei compiti attuativi nel rispetto dei traguardi pianificati.

Si sta ora completando l’iter per la nomina dei vertici della Consulta, presidente e vicepresidente, e il consolidamento del coordinamento nazionale.

La sfida

Presentata nell’ottobre scorso, Rete delle Reti ha immediatamente dichiarato i suoi propositi con un Manifesto e un Protocollo d’intesa. Obiettivo principale, costruire un percorso cooperativo per mettere in comune, tra tutti gli enti aderenti, risorse creative, ideative, strumentali e informative in una logica mutualistica, nell’intento di accrescere la diffusione di servizi di pubblica lettura e favorire sinergie ed economie di scala.

Nell’obiettivo, la sfida: sostenere un nuovo format di biblioteca 5.0, condividendo un patrimonio di esperienze, accelerando la circolazione di idee, coabitando spazi di incontro anche virtuali per agevolare gli scambi culturali.  Sfida semplice nell’adozione, complessa e articolata nella gestione, in una realtà territoriale che già ora coinvolge oltre il 12% della popolazione italiana.

 

Il programma

La parola chiave, quindi, è cooperazione attraverso un network che solleciti quel salto di qualità che la biblioteca pubblica già conosce, aggiungendo nuove funzioni e offerte all’utente finale, e assumendo il ruolo di hub culturale di territorio che mette a disposizione non più semplici documenti ma servizi predisposti a misura della persona.

Tradotta in punti programmatici, cooperazione significa dare concretezza e supporto a iniziative vitali come la realizzazione di progetti di grandi dimensioni che travalicano anche i confini nazionali, la presentazione di appelli e istanze a importanti organismi istituzionali, il raggiungimento di significative economie di scala, irrinunciabili nella produzione di nuovi servizi a valore aggiunto e di offerte innovative alle comunità.

Operativamente significa supportare le biblioteche nel lavoro quotidiano, mettere a punto strumenti di consulenza amministrativa, giuridica, progettuale e tecnica, in una prospettiva di miglioramento complessivo.

 

Dall’emergenza i nuovi stimoli

Anche le esperienze accumulate in questo periodo di emergenza diventano preziose nella logica di una rinnovata e condivisa biblioteca pubblica. Pensiamo, ad esempio, alle recenti iniziative di potenziamento dell’offerta digitale e all’incremento del patrimonio documentale a disposizione on-line; all’avvio di contatti telefonici tra bibliotecari e utenti, per ascoltarne le emozioni, registrarne le aspettative e pianificare servizi personalizzati; alla creazione di piattaforme in grado di accogliere il contributo e le conoscenze di cittadini, che nella biblioteca si propongono come coach volontari per creare momenti di formazione e informazione mirati.

Un bagaglio di know-how in continuo arricchimento e da condividere.