Dragdima – L’isola dei draghi

Dragdima – L’isola dei draghi
Regno di Dragdima, città di Dra. Lif, figlio di un fabbro, trova per caso un pezzo di metallo e ne fa una spada. Ancora per caso, si imbatte in alcune carte antiche che gli svelano che lui, Lif figlio del fabbro, è in realtà il figlio del re. Ed è proprio a lui che viene affidato il compito di trovare le 12 scaglie dei draghi antichi per liberare Dragdima dalla malattia del male che diventa sempre più contagiosa. E pericolosa. Nella sua avventura Lif non sarà solo: i due fratelli, Sventr e Migio, l’accompagneranno. La pietra verde, da tenere tra le mani, sarà, durante il viaggio, l’unico modo per mettersi in contatto con la famiglia. I draghi li incontrano da subito, alla prima sosta vicino ad una cascata: il primo è il drago d’oro a cui Lif dà il nome di Raibin, per il rosso dei suoi occhi. Con lui, il nostro eroe crea un legame forte. Da quel momento sono “amik”, in sintonia, amici. Ma non c’è tempo per le chiacchiere; i tre partono subito in volo, in groppa a Raibin, alla ricerca della prima scaglia: quella del drago rosso. Ogni scaglia sarà per loro una prova, una lotta, l’ennesima avventura, attraverso paesaggi fantastici e personaggi irreali. Ce la faranno i nostri eroi ad uscire indenni da questo viaggio, recuperando tutte le scaglie e salvando Dragdima? Ce la farà Lif a sedere nuovamente sul trono di Dragdima?...
La storia rivela, già dalle prime righe, lo stile semplice ma diretto, ricercato ma familiare, che Irio Castrignano esprime. Intenso, fitto di avventure, il racconto non lascia pause. Al lettore non è dato respiro: la peripezie si susseguono senza fiato, si aggiungono nuovi personaggi, la trama si infittisce nell’attesa del finale. Dei classici fantasy non manca proprio nulla: ci sono l’eroe, gli aiutanti, le armi, i draghi, le foreste, oggetti magici e personaggi dai nomi impronunciabili, mostri e creature fantastiche. Il bene è messo a dura prova, ma il lieto fine è assicurato. La lettura di Dragdima – L’isola dei draghi certamente non è funzionale alla scoperta del finale a sorpresa (il testo si conclude lasciando aperta la possibilità di un secondo racconto…), quanto a cogliere nella trama riflessioni più profonde legate all’eterna lotta tra il bene e il male, all’amicizia e alla solidarietà, al rispetto e all’amore per la natura. Irio Castrignano, nonostante la sua giovane età (a soli 10 anni scrive questo suo primo racconto fantastico), esprime nella narrazione l’influenza delle letture giovanili: primo su tutti Il Signore degli Anelli di Tolkien. Ad arricchire il testo, le immagini di Alma Fanigliulo, compagna di classe di Castrignano: semplici e dirette, intense, in bianco e nero per lasciare spazio alla fantasia del lettore. Un racconto “composto” da due ragazzi per ragazzi. Come dice lo stesso autore “A me piacerebbe senz’altro di più leggere un libro scritto da un ragazzo della mia età, che uno scritto da un adulto”. Perché questo testo esprime tutte le paure e le emozioni che i ragazzi hanno dentro. Con una inaspettata profondità e sfumature al limite della poesia.

 

 

 
 
 
 
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