Doppio Marlowe

Doppio Marlowe
California, anni Cinquanta. Nella landa di lapidi e nomi scolpiti sulla pietra del cimitero di Silent Side Sleep Cemetery, il detective Marlowe, mentre partecipa al funerale di un suo amico – il tenente Neffie O’Dougherty, incontra un’ombra che appartiene al passato: quella dell’irlandese Samuel O’Connoly, un amico di vecchia data il quale, dopo una ricca bevuta e molte sigarette in onore dei tempi passati, gli affida una busta sigillata che dovrà rimanere chiusa fino al suo ritorno, prima di imbarcarsi su una nave di Cape Town, la Buona Fortuna. Successivamente Marlowe viene incaricato da Camille Lepardieu, donna ricca e misteriosa, di svolgere delle indagini su un caso di omicidio del quale è stato accusato suo fratello Claude. L’indagine assume contorni oscuri, soprattutto quando Marlowe scopre che la vittima dell’omicidio, irriconoscibile e torturata, data la mancanza della maggior parte delle dita, potrebbe essere il suo amico O’Connoly, del quale si sono perse le tracce. Per Marlowe è arrivato il tempo di aprire quella busta misteriosa, dietro alla quale pare nascondersi il frutto di un traffico illecito, e risolvere due casi che sembrano avere un denominatore comune…
Con uno scrittura che si muove al ritmo del jazz californiano degli anni Cinquanta, lo scrittore Frank Spada torna con il terzo romanzo dedicato a Marlowe, detective decisamente d’altri tempi, forgiato dall’onesto, duro, riflessivo, modello della narrativa hard boiled, Philip Marlowe, il personaggio di Raimond Chandler che ha fatto e continua a fare scuola. Rispetto ai lavori precedenti, Doppio Marlowe segna un’evoluzione linguistica verso un maggiore uso di figure retoriche che rendono l’intero impianto narrativo pirotecnico e virtuoso, anche grazie alle citazioni culturali sparse nelle pagine, prima tra tutte quella che, richiamandosi a James Joyce, fa rivivere un inedito Stephen Bloom ed evoca l’ombra di Charles Stewart Parnell. Al di là del plot, che si rivela avvincente e ricco di colpi di scena, il romanzo emerge soprattutto per le doti linguistiche dell’autore e per la sua ricercatezza stilistica che tende a stratificarsi nei vari livelli diegetici e, come in un immaginario spartito, si sviluppa in momenti serrati e pause di riflessione dovute agli intensi colloqui che il protagonista intrattiene con il suo padre defunto e con il suo ingombrante doppio. Quella creata da Frank Spada, è una musica in continua espansione che, al contempo, si serve di strumenti accordati e collaudati che contribuiscono ad addentrarsi sempre più nell’universo di Marlowe, fatto di troppe sigarette, della sua fedele Olds, della inseparabile calibro .45, delle colazioni da Minnie’s, di intrighi, suspense, citazioni e whisky. Ovviamente doppio, liscio e senza ghiaccio.  

 

 

 

 
 
 
 
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