Interferenze

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Sul Frecciarossa che lo riporta a Roma dopo una settimana di lavoro a Milano, Giorgio Lorenzini ha tra le mani la macchinina rossa comprata per Tommy: la accarezza, sonnecchia e immagina la scena del suo rientro a casa. Tommy nascosto tra le stupende gambe di Silvia, entrambi ad attenderlo sul pianerottolo di casa; poi Tommy gli salta addosso e lo abbraccia forte, riceve la macchinina ed esclama: “Glatie supepapone! È bedissima!”, con quel difetto di pronunzia sì tanto divertente e tenero, ma anche preoccupante. Poi il bacio di Silvia, davanti alla porta, un gradevole assaggio dei piaceri che arriveranno dopo, in camera da letto.  Tutto come da copione, come ogni venerdì. Ma questo viaggio di ritorno non è come gli altri, è il ritorno dopo la sconfitta e la sensazione di leggerezza del week end è carica di ansia e preoccupazioni. Giorgio è un attuario della società di assicurazioni Zerisky Point e la sua previsione sulla produzione del vino Brunello di Montalcino è stata funestata da una tempesta che non è riuscito a prevedere: cinque milioni di euro è la richiesta di risarcimento avanzata dai produttori di Montalcino alla Zerisky Point. È la fine, il licenziamento è l’evento più probabile per Giorgio. Dovrà dire addio al suo ricco stipendio, alle certezze maturate, all’attico di Milano? Teme di perdere tutto e con il lavoro anche l’amore di Tommy e di Silvia. Il treno entra in stazione, a Roma, il tempo di fare l’ultimo percorso in taxi ed è finalmente a casa. Ma la scena più volte immaginata e pregustata, questa volta è ben diversa. In casa non c’è Tommy ad attenderlo e Silvia è impegnata in una conversazione con un uomo in cucina, un bel tipo con tanto di gessato indosso. È un attimo, i circuiti fanno contatto e vanno in tilt, nella testa di Giorgio è il black out dell’area razionale: la sua scenata di gelosia è come la tempesta improvvisa che ha distrutto il raccolto della Val d’Orcia. Nello spazio di quiete che segue al disastro, Giorgio riesce finalmente a vedere le macerie lasciate da quel tifone, rapido e improvviso. “Eccola la mia vita” pensa “incasinata al limite dell'assurdo, senza un filo logico, piena di interferenze”… In un’afosa giornata di luglio, a Roma, Federico guarda il suo trolley ancora pieno di mutande e bermuda ripiegate e mai insozzate: il suo viaggio a Cuba è fallito, insieme con la storia con Chiara. Cosa è successo? Perché lo ha lasciato. Pensare a lei è come ricevere ogni maledetta volta un pugno ben assestato sullo stomaco. La rabbia lo divora, le aspettative per un’estate alla grande dopo essersi liberato dell’ultimo esame prima della laurea sono ora solo ferite aperte e sanguinanti. Ha tempo, Federico, forse troppo, non sa che farsene di una vacanza a casa, a Roma, con mamma, sempre superpremurosa e protettiva e papà, un fantasma, protagonista e regista di un’insipida e insignificante esistenza. “Perché non vai a trovare la nonna”, è l’ingenua ma assai molesta proposta della madre, che come un jab colpisce Federico, lasciandolo inerme sul ring. Ma come, la nonna? Alla casa di riposo? Ripresosi dal colpo, Federico decide di andare per davvero a Villa Nostalgie. “Giovanotto, non è un po’ presto per trasferirti qui?” è il provocatorio saluto con cui un vecchietto accoglie il ragazzo al suo arrivo alla casa di riposo per anziani. Quasi lo avesse previsto: quell’anziano che non sa nulla di Federico ha, forse, visto qualcosa? Ma no, è solo una battuta, ma dentro Villa Nostalgie, oltre il cumulo di anni dei suoi ospiti, c’è una vita che viaggia su binari diversi da quelli conosciuti da Federico. Entrare nella vita, nelle esistenze di quel luogo è come accettare di attraversare lo scambio, per modificare la rotta… Parcheggiata la sua lussuosa auto, ribattezzata Lavanitosa, Lorenzo sta per iniziare un’altra impegnativa giornata di lavoro: se può permettersi di avere una vita agiata, di viaggiare molto e di cambiare auto ogni quindici mesi, lo deve al suo duro lavoro. Ha lavorato come un pazzo e ha fatto carriera: ora è un alto manager di una multinazionale che produce beni di largo consumo. Accende il computer, consulta l’agenda degli appuntamenti, scarica la posta e visualizza le centinaia di mail che attendono una sua risposta. Dopo un rapido aggiornamento con le nuove risorse sulle attività in scadenza, scarica di nuovo la posta, aspettandosi altre decine di messaggi: e invece, solo un messaggio e da se stesso. Sul monitor campeggia chiara la scritta con l’indirizzo del mittente: da Lorenzo Pisani a Lorenzo Pisani, è una mail scritta e inviata a se stesso quasi quindici anni prima, con il sistema mailnelfuturo.com. Il Lorenzo del passato scrive al Lorenzo del futuro per sapere se alcuni obiettivi sono stati realizzati, insomma per fargli sapere cosa gli sarebbe piaciuto essere/ diventare: fare carriera nella multinazionale in cui è stato assunto, avere un lussuoso appartamento all’EUR, guidare una Mercedes, viaggiare e ultimo, ma non meno importante, “Capire per quale dannata ragione Silvia mi abbia detto che non vuole più stare con me”. Ipnotizzato dai pixel e frastornato dal messaggio, Lorenzo si compiace di avere centrato quasi tutti gli obiettivi, tranne l’ultimo. Il pensiero ritorna a quell’amore, a Silvia e i ricordi corrono a quel giorno in cui lei disse che era tutto finito perché sentiva che insieme non avrebbero mai potuto costruire una famiglia: “io e te non avremo mai un figlio. È una sensazione solo mia, è chiaro, e non mi aspetto certo che un tipo razionale come te la condivida”. E sì che Lorenzo è un tipo razionale, ma quella mail del passato gli brucia, lo interroga, lo scuote: Silvia, forse, aveva capito qualcosa e lo conosceva più di quanto lui stesso si conoscesse? La ricerca su Twitter, Facebook, Linkedin e Pinterest non restituisce il risultato atteso, trovare il profilo di Silvia Ruini, quella Silvia, la sua ex Silvia. Come folgorato sulla via di Damasco,  Lorenzo decide di mettersi alla ricerca di quella donna, di colei che doveva essere la donna della sua vita. L’obiettivo mancato diventa la nuova, pressante ragione della sua esistenza e riuscire a re-incontrare Silvia è ora fondamentale e necessario come riprendere fiato e tornare in superficie, dopo avere osservato la vita dei fondali. Lorenzo chiede e ottiene di potere prendere un anno sabbatico: un’inversione di marcia per trovare nel presente le ragioni di infelicità nascoste e sepolte nel passato…
È una raccolta di tre racconti lunghi e appassionanti quella che Mauro Simeone consegna ai lettori. Facendo l’occhiolino allo psicologo tedesco Bert Hellinger, il romanzo lascia pregustare accattivanti assaggi della teoria delle Costellazioni familiari, in base alla quale i destini e i sentimenti che condizionano la vita di ciascuno, trovano spesso la loro ragion d’essere in “grovigli” del sistema famiglia; è quindi attraverso le costellazioni familiari che quei grovigli vanno portati alla luce e risolti. Le interdipendenze tra i membri familiari o in un gruppo segnano in effetti la trama dei tre racconti e, senza mai scadere nella banalità di un deus ex machina risolutore, accompagnano il lettore verso l’uscita, dopo aver fatto rifornimento tra gli scaffali di interrogativi sulle false certezze contemporanee e di riflessioni sugli obiettivi esistenziali. La lettura è arricchita dal piacevole incontro con le abilità comunicative di Simeone, che tra le righe non manca di dare prova della sua cifra creativa, attingendo ad un repertorio di metafore mai scontate.

 

 

 

 
 
 
 
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