È il mese di giugno 1950. Sono passati appena cinque anni dalla fine della II Guerra Mondiale. In un paesino di campagna della Corea del sud due bambini giocano a far scivolare barchette di carta in un fiume. Un temporale nerissimo si profila all'orizzonte. L'avanzata dell'esercito del Nord sta iniziando. La radio emette comunicati rassicuranti, invita la popolazione a non abbandonare le proprie abitazioni, ma il rumore dei cannoni si fa sempre più vicino. La famiglia di Chung Eun-yong decide così di unirsi alla marea di sfollati che forma un lungo serpentone bianco in marcia verso il sud. Nessuno capisce cosa stia realmente accadendo: uomini con vecchi genitori sulle spalle, bambini scalzi, galline e buoi, tutti in fuga verso la linea di sicurezza che si sposta sempre più lontano. Il cammino prosegue per chilometri e chilometri sotto il sole, senza tregua. Ma un'oasi di salvezza, un riparo dalla linea dei combattimenti sembra non arrivare mai. E così Chung Eun-yong, dopo una scelta quanto mai sofferta, si separa dalla moglie e dai due figlioletti, per sottrarsi alle sicure rappresaglie degli invasori nei confronti degli uomini e per trovare più velocemente un rifugio per i propri cari nel sud del paese.Ma questa decisione segnerà un punto di non ritorno nella sua vita e nella sorte della sua famiglia, che, una volta rimasta sola, sarà coinvolta nella terribile strage del ponte di Nogunri. Una efferata mattanza di civili sudcoreani compiuta per mano dei soldati americani che, giunti nel Paese per arginare l'avanzata dell'esercito del Nord e costretti invece ad indietreggiare precipitosamente, si ritrovano a sparare sui contadini per timore di infiltrazioni militari comuniste...
Una storia che nessuno vorrebbe mai ascoltare. Inizia così uno degli articoli con cui Sand-Hun Choe, Charles J. Hanley e Martha Mendoza hanno vinto il premio Pulitzer nel 2000, narrando nei particolari l'eccidio del ponte di Nogunri. Una storia scomoda, sepolta per decenni e riportata alla luce soltanto alla metà degli anni '90 dai racconti dei sopravvissuti, riunitisi in un comitato di difesa delle vittime del massacro e ricomposta nel libro "Conoscete i nostri dolori" di Chung Eun-yong, da cui è tratto il fumetto edito da Coconino press. L'episodio di sangue di cui si è macchiato l'esercito statunitense tra il 26 e il 29 luglio del 1950 coinvolse un centinaio di civili in fuga dalla guerra, massacrati durante tre lunghissimi giorni, prima dalle bombe sulla linea ferroviaria e poi a colpi di mitragliatrici a stelle e strisce, una volta rifugiatisi dentro le gallerie del ponte. In seguito all'uscita del libro e al premio Pulitzer, gli storici allineati alle gerarchie militari USA hanno tentato a più riprese di smentire l'accaduto, ma sono stati puntualmente zittiti dalla grande quantità di testimonianze - anche degli stessi soldati coinvolti - e da una serie di documenti militari segreti americani che autorizzavano ad ammazzare i civili. Il ponte di Nogunri è una graphic novel dipinta magistralmente a pennello su carta di riso dall'astro nascente del fumetto coreano, Park Kun Woong. E le immagini, a volte rarefatte, a volte scure e tenebrose, non fanno altro che aumentare la tensione emotiva che ci avvolge nella lettura del racconto. Nulla viene risparmiato nella descrizione delle ore di terrore vissute dalle vittime di questa ennesima carneficina di civili in guerra, fra arti mozzati, grida disperate, gesta eroiche e comportamenti di umana viltà per conquistare la sopravvivenza. Ed è forte il dubbio che, anche oggi, decine e decine di casi come questi, dall'Iraq all'Afghanistan alla Cecenia non vengano alla luce per motivi di mera convenienza politica.
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