L’ingresso di nonna Teresa, che era di fede cattolica, al’interno della famiglia ebraica dei Saralvi, produsse un effetto dirompente nelle relazioni tra gli altri membri, i quali la ritennero a torto responsabile di aver indotto nonno Guido a rinnegare la propria religione per sposarla. La concomitanza dell’evento bellico e del drammatico fenomeno delle persecuzioni razziali misero poi ulteriormente a repentaglio la compattezza del nucleo familiare, provocando un’inevitabile dispersione tra le varie componenti. Allo scopo di preservare la continuità del nido domestico, la bisnonna Giuditta alza il vessillo di una prestigiosa spilla, che le era stata donata dal marito Guido in occasione del quindicesimo anniversario di nozze. Il gioiello viene dapprima trasferito nella cassaforte di un lontano parente dei Rothschilld a Ginevra e quindi tramandato, attraverso nonna Teresa e mamma Marianna, fino a Marina. Una bella ragazza in carriera, occupata a Londra in una delle più rinomate società di intermediazione finanziaria, che per un gesto d’amore decide di metterlo in vendita in un’asta pubblica…
La spilla di Janesich è un raro e preziosissimo gioiello in oro bianco con diamanti e perla naturale, firmata dall’omonima prestigiosa Maison fondata a Trieste nel lontano 1835. E arriva a sigillare 150 pagine colme della problematica continuità, tra passato e presente, delle vicende intime e private di una facoltosa famiglia ebraica, insidiata dall’opprimente irreversibilità della grande storia. Ma anche dai mutevoli comportamenti dei singoli individui, capaci di sabotare dall’interno i vincoli familiari, di polverizzare gli affetti. Una spilla eretta a simbolo aggregante e tramandata dalla componente femminile, come una memoria storica che si proietta dal passato a unire un alterno susseguirsi di eventi, tra convenzioni familiari e frustrazioni personali, tra illusioni e sogni mancati. Il lettore percorre questo graduale itinerario senza mai perdere il punto di contatto con la serie di eventi che l’hanno generato, approdando ad un finale che non è appagamento di curiosità accumulate né chiusura dei conti con quello che è stato, ma consapevolezza di una continuità che nulla pare voglia spezzare.

Alessandro Gassman vi consiglia: 

