I burattinai

I burattinai
1940. Nello stato del Sudafrica il regime di segregazione razziale dettato dall’apartheid non è ancora ufficialmente in atto, tuttavia nel guazzabuglio di etnie che popolano il paese gli scontri tra afrikaner - boeri di origine olandese che vivono stabilmente nel paese e hanno abbandonato il loro stato di coloni - inglesi, bantu e meticci non tardano a presentarsi. Così il mulatto Sunny - figlio di un falegname boero e una donna zulu - trascorre la sua infanzia misurandosi costantemente con il bisogno di sentirsi accettato, integrato in una società che sembra non volere riconoscere questa possibilità di esistenza: a casa un padre troppo severo lo obbliga sin dalla tenera età ad abbandonare il piacere delle letteratura inglese in favore di un duro lavoro, viceversa a scuola le sue capacità intellettuali vengono continuamente messe in discussione a causa del colore della sua pelle. Abbandonata la città d’origine, Sunny fuggirà con la compagna Jennie a Johannesburg: qui condurranno un giro di prostituzione di alto borgo, ma al tempo stesso scopriranno l’amaro prezzo di quel passaggio di stato che li ha visti trasformarsi da burattini in burattinai
Un altro tuffo nel Continente nero per le edizioni Socrates, che già in passato ci hanno regalato un fervido ventaglio di emozioni cangianti grazie a Il giovane antropologo. Tuttavia nell’opera prima di Renesh Lakhan manca forse quell’eccitazione da prima volta che contraddistingueva le avventure di Nigel Barley: non che il libro sia scontato, tutt’altro. La narrazione, dopo una prolessi in apertura che si focalizza sul presente del candidato sindaco di Sandton, ripercorre in analessi la vita di Sunny sino a ricongiungersi sul piano temporale dell’attacco. Forse qualche spuntatina al corso della storia avrebbe reso i colpi di scena meglio inframmezzati, raggruppandoli e dando al tutto ben altra rapidità. Da contraltare bisogna però segnalare che lo spazio concesso dalle dilatazioni temporali dà luogo a riflessioni esistenziali toccanti:“Non è la povertà di per sé che ci priva della nostra umanità. E’ sapere di essere poveri”. Ripercorrendo la storia di questi burattini-burattinai, scopriamo che in fondo dal destino difficilmente si scappa: burattini lo rimaniamo sempre, dei soldi e del potere.

 

 

 

 
 
 
 
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