Ballata Beirut
Gian Paolo Grattarola
voto

Nel luminoso e caldo mese di luglio del 2006 Sofia Graziosi, dopo aver rassegnato le dimissioni al proprio dirigente scolastico ed essere partita senza alcun preavviso, atterra all’aeroporto di Beirut, convinta di poter recare una gradita sorpresa ad Antoine. Ma l’uomo di cui è innamorata, al contrario, si rivela infastidito dall’arrivo della giovane donna, nei confronti della quale manifesta il freddo disappunto di chi è avvezzo a condurre una vita al riparo da duraturi coinvolgimenti sentimentali. Pur gratificata dall’accoglienza solidale si Samira e dall’affetto sincero del piccolo Khalil, a Sofia non resta che prendere atto della fine dell’idillio e decidere di ripartire per l’Italia. Nel frattempo, tuttavia, l’incantevole scenario frenetico e vitale della capitale libanese viene turbato dalla brusca irruzione del conflitto armato tra l’esercito israeliano e le fazioni islamiche degli Hezbollah. I bombardamenti costringono buona parte della popolazione ad abbandonare la città, e Sofia si unisce al fiume di persone dirette verso la frontiera siriana, tra cui spicca la figura di un uomo dai ricci bianchi e la camicia linda, che parla di letteratura in maniera penetrante…
Il primo motivo di seduzione del romanzo d’esordio di Claudia Gentili è rappresentato dal tratto elegante e suggestivo di una scrittura che si accende di mille bagliori, per evocare l’atmosfera frenetica e vitale di una Beirut dove sfarzo e macerie convivono in un’eterogenea commistione di chador colorati e sensuali ombelichi scoperti, di ville lussuose e campi profughi, di riti domestici e traffici d’ogni sorta, l’urgenza che preme nei comportamenti dei bambini e il disincanto che langue nella rassegnazione degli adulti. In questo luogo la voce narrante della protagonista descrive, con un velo d’incantata malinconia, tanto la fine della propria storia d’amore, quanto le dolorose peripezie dei profughi ammassati lungo la frontiera. E benché sia perfettamente contestualizzato nella Beirut del 2006, il racconto assume a tratti una valenza universale, aprendo una profonda riflessione sul dramma di chi è chiamato a sopravvivere al distacco dalla terra in cui sono custodite le proprie tradizioni o dove per la prima volta si è avvertita la sensazione di piena coincidenza con la propria storia. Un racconto che avvince per la sottile sapienza nel porsi al limite del resoconto autobiografico con gli strumenti propri della narrativa.