I ciccioni esplosivi

I ciccioni esplosivi
Gomitona, toponimo dietro al quale non è difficile indovinare l’identità della città di Ancona, balza improvvisamente al centro della cronaca nera a causa di una serie di episodi alquanto insoliti. I corpi decisamente sovrappeso di alcuni abituali frequentatori di un centro fitness alla ricerca dell’ennesima terapia di dimagrimento, esplodono nelle circostanze più inspiegabili, come se fossero dei veri e propri palloni gonfiati. Sui diversi luoghi delle conflagrazioni gli inquirenti non rivengono alcuna traccia di materiale esplosivo, ma unicamente i resti disseminati di brandelli umani. Anche l’omicidio di Corrado Stroppa, sgozzato da una maldestra banda di tre malviventi musulmani per aver trafugato una cassa di prodotti dietetici, non sembrerebbe estraneo alla vicenda. Così come i loschi traffici condotti da Henry Fortman Young, titolare di una multinazionale di integratori alimentari, in odore di candidatura alle imminenti elezioni negli Stati Uniti. La direzione locale della Digos e i dirigenti della squadra mobile brancolano nel buio, indecisi se credere all’opera di un serial killer “Cicciobomber”, se imboccare la pista del terrorismo di matrice islamica o quella anarco-insurrezionalista. Ma per fortuna allo scioglimento dell’intricata matassa daranno un contributo determinante l’intuito dell’ispettore capo Iaccarino, appassionato cultore di Dante Alighieri, e le disarmanti peripezie di tre arzilli e giullareschi pensionati a nome Giacinto Panetta, Alessio Principi e Filippo Vespasiani…
Se siete in cerca di un romanzo noir incendiato da un fiammifero ironico, comprate I ciccioni esplosivi e leggetelo tutto, dalla prima all’ultima pagina. Partorita dalla mente quadricefala di Pelagio D’Afro - pseudonimo che racchiude i nomi di Giuseppe D’Emilio, Arturo Fabra, Roberto Fogliardi e Alessandro Papini - la vicenda  è disseminata di episodi buffi e incredibili, di personaggi teneri e sottilmente inquietanti, che per la loro deteriorata idea della vita non mettono tristezza ma suscitano piuttosto una divertita compassione. Il bene e il male, sempre reversibili nel comico, s’intrecciano in questo romanzo denso di particolari stravaganti e di accadimenti al limite dell’inverosimile. La fame è il motore di tutto: da quella per il cibo, che rende obesi e costringe a fallimentari e faticose terapie dimagranti, a quella per il sesso, consumato e bramato con la stessa sordida cupidigia. Il racconto scivola via, con una guizzante vivacità di scrittura, lasciando al centro della scena personaggi caricaturali che si lasciano cullare più o meno inconsapevolmente da torbidi istinti passionali e che inseguono sogni ingarbugliati, ciascuno con la propria fissa. Perché a tutto si mescola la comicità di una trama che non è costruita a tavolino, ma succhia con onestà tutti i frutti, anche i peggiori, dalla vita vera, accompagnando il lettore in un viaggio esilarante.

 

 

 

 
 
 
 
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