La guerra dei Brinkmann
1939. Un bambino di 5 anni racconta la storia della sua famiglia metà cristiana metà ebrea. Sua madre Gabi è ebrea, ma si è convertita al Cristianesimo prima di sposare il pastore luterano Willibald Brinkmann. I due non hanno certo un bel rapporto, ma quando i nazisti prendono il potere in Germania Brinkmann abbandona la sua parrocchia a Berlino e fugge nel piccolo villaggio austriaco di Heimstatt, tra le Alpi, per salvare la sua famiglia. Ma il nazismo arriva anche qui, e bisogna affrontarlo. I Brinkmann adottano una sorta di resistenza passiva culturale, cercando di preservare i figli dal veleno della propaganda: per esempio li affidano a Fraulein Kaminsky, che insegna loro un metodo infallibile per mantenere la calma e non fare o dire cose delle quali ci si potrebbe pentire, e cioè riempirsi la bocca di acqua e aspettare finché l'arrabbiatura non passa. Ma la 'cura Kaminsky' potrebbe non bastare in una scuola zeppa di bambini imbottiti di propaganda nazista...
L'espediente narrativo e stilistico di affiancare esperienze drammatiche vissute durante il Nazismo e humour più o meno surreale non è nuovo in letteratura, ma ha sempre una sua magica efficacia. Figurarsi se si scrive un romanzo in cui la voce narrante è quella di un bambino di 5 anni, con la sua logica bizzarra, la sua assoluta ignoranza e il suo macabro senso dell'umorismo, degno membro di una delle famiglie più scombiccherate della narrativa moderna. Ne vien fuori un libro sempre sospeso tra dramma e commedia, tra orrore e sberleffo, nel quale non si sa mai se in agguato alla pagina successiva ci sono risate o lacrime.

Angela Rafanelli vi consiglia: 


